La foresta assassina – di Sara Blaedel

La foresta assassina

di Sara Blaedel

Fazi Editore

Dal sito dell’editore

Traduzione di Alessandro Storti

È una notte importante, per il quindicenne Sune. Cresciuto in una comunità neopagana scandinava, è finalmente giunto il momento del suo rito di iniziazione: insieme al padre uscirà di casa bambino, per farvi ritorno da uomo. È il suo rito. Un falò è stato acceso in mezzo alla foresta; le lingue di fuoco vibrano nell’oscurità e le ombre nere oscillano fra gli alberi; gli uomini sono tutti lì per lui, per accoglierlo nel loro cerchio. E poi, ecco una donna. Una prova difficile… Quella notte Sune sparirà nel nulla. Le indagini sono affidate alla detective Louise Rick, che è tornata al dipartimento di polizia dopo una lunga assenza forzata. Hvalsø, teatro della scomparsa del ragazzo, è il suo paesino d’origine, e per Louise questo caso si rivela un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo, che la costringerà a fare i conti con i misteri del suo passato: il suo fidanzato potrebbe non essersi suicidato, come credeva. Correndo gravi pericoli, riscoprirà poco alla volta una cittadina dove il manto invernale del Nord ha coperto ogni cosa ma dove, dietro paesaggi gelidi e immacolati, si nascondono terribili segreti e legami mortali.

Dalla regina del crime danese, dopo Le bambine dimenticate torna l’indimenticabile Louise Rick in un poliziesco dall’atmosfera soffusa e avvolgente.

Recensione

La foresta assassina” è il secondo thriller di una trilogia della danese Sara Blaedel, edito da Fazi nella colla Darkside. Dopo “Le bambine dimenticate” ritroviamo la detective Louise Rick.

Il libro apre con un’iniziazione che si trasforma ben presto in omicidio. La detective Rick rientra al lavoro dopo mesi di convalescenza e si ritrova a indagare su un ragazzo scomparso: Sune, che si nasconde nei boschi, vivendo degli avanzi di cibo che trova in prossimità dei falò.

La polizia si scontra ben presto con l’omertà di un paesino della provincia danese, dove la gente sa più quanto non dica, dove ci si copre a vicenda per evitare problemi e dove straniero è chiunque sia nato altrove.

Louise si ritrova a indagare sulla scomparsa di Sune, ma anche sul suo passato. Alcune vicende riemergono e lei non può non affrontarle. Scoprire la verità su questa scomparsa, significa anche far luce su avvenimenti che credeva di essersi lasciata alle spalle.

L’ambientazione, a differenza di altri thriller, non è particolarmente cupa, eppure è inquietante.

Inquietante per l’atteggiamento delle persone, per le storie che si raccontano, perché il male si annida dovunque: lo si avverte, ma stanarlo è difficile.

Leggevo il romanzo e pensavo (ah!, i pregiudizi!) che fosse una storia da ambientare in Italia, non in Danimarca. L’omertà evidentemente non ha confini. I gruppi che si difendono a scapito di tutti gli altri, non sono una prerogativa dei paesi latini – magra consolazione.

Per chi ha letto la Blaedel quello che sto per dire è inutile: il libro scivola via con piacere. Non ci si annoia e la scoperta dei colpevoli, la ricostruzione dei fatti, avviene un po’ per volta. Non è un giallo, sappiamo da subito chi è l’assassino, ma a tenerci in sospeso è la scoperta delle dinamiche, della verità intesa come legami e relazioni. Che cosa nascondono queste persone? Perché è così difficile rompere il cerchio e scoperchiare le brutture sepolte? Chi sono di preciso questi neo pagani? Che cosa fanno?

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