La forma muta – Elena Ciurli (Augh!)

La forma muta
Elena Ciurli
Augh! Edizioni

Dal sito dell’editore

Viola Caleo, studentessa dell’Accademia di Belle Arti di Carrara, scompare. La sua fotografia arriva sotto gli occhi di Anita Liberti, commissario della Squadra Mobile di Massa Carrara, da poco trasferitasi in città e alla ricerca di una chance per rilanciare la propria carriera, parzialmente compromessa da un eccesso di emotività. Anita è infatti una donna dal vissuto drammatico, complice un padre violento e un matrimonio colmo più d’amarezze che di gioie.
Le persone scomparse sono sempre state la sua priorità. Quel volto le ricorda qualcosa: dieci anni prima, agli inizi della sua carriera, ci fu un caso analogo nel milanese, dove Anita prestava servizio. Una studentessa di origini francesi dell’Accademia di Belle Arti di Brera svanì nel nulla. Il commissario, con il suo braccio destro e compagno di disavventure, l’ispettore Bruno Marchetti, intraprende così un’indagine che la porta a scavare nel passato, tra corridoi universitari, gipsoteche e identità fasulle.

Recensione

Anita ha chiesto il trasferimento. Si ritrova vicino a casa, nella squadra mobile di Massa Carrara. Ha lasciato il posto precedente perché sentiva di aver sbagliato, e non riusciva a vivere ogni giorno nei ricordi del suo fallimento. SI ritrova così a rivivere invece i ricordi di quando era bambina e ragazza. A rivivere un passato di amore e odio: un padre violento, ma che lei ha sempre amato e cercato di compiacere. Non parla con sua madre da un tempo indefinito, non sa che cosa raccontarle, non vuol dirle che ha divorziato. È certa che non approverebbe: per lei una donna deve avere un uomo al proprio fianco.

Ma non è solo l’infanzia a tornare a galla. La scomparsa di una studentessa delle Belle Arti la riporta alla sua prima indagine: è convinta che l’indagine attuale, la ragazza scomparsa senza lasciare traccia, sia collegata con la sua prima indagine. Inizia così una indagine ufficiosa, che diventerà poi ufficiale e che la riporterà dove non avrebbe mai pensato di andare. Si mette alla ricerca di quello che pare essere un fantasma: una persona inafferrabile, un’identità evanescente, indizi e intuizioni sottili come carta velina. Anita sarà costretta a parlare con quelle persone che ha accuratamente evitato negli ultimi mesi e si renderà conto che il fallimento è solo nella sua testa. Anche sua madre la saprà stupire.

Nel frattempo deve affrontare i propri fantasmi, accettare certi cambiamenti, cominciare a fidarsi del prossimo, consapevole di poter essere ferita. Lei, che sta cercando faticosamente di riacquistare la propria autostima, annientata da un uomo piccolo, che la sviliva e umiliava per sentirsi importante lui. Un uomo che lei ha sposato, convinta fosse il meglio a cui potesse ambire.

Aldo non era poi così male, mi aveva colpito il fatto che parlasse di un noi già dal primo mese di frequentazione e mi era sembrato più prezioso di un diamante. Hai un bel culo, mi diceva, ma di faccia non sei un granché, però mi piacciono quelle un po’ bruttine.

C’è qualcosa nella scrittura della Ciurli che mi ha colpita: i salti nella narrazione. Non sente l’esigenza di raccontare tutto né di spiegare, nemmeno a posteriori. Sa che il lettore riempirà quei buchi con la logica e l’immaginazione, e questo l’ho apprezzato tantissimo. È come se dicesse: la storia è mia, ma anche tua.

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