La Roma di Pasolini – di Dario Pontuale

La Roma di Pasolini

di Dario Pontuale

Nova Delphi Libri 

Dal sito dell’editore

Pasolini e Roma si incontrano il 28 gennaio 1950 sui binari della stazione Termini. Da allora inizia con la città un rapporto lungo e tormentato, destinato a lasciare tracce profonde in tutta la produzione artistica del poeta. Per la prima volta, raccolti in volume e ordinati per lemmi, troverete i film, le raccolte poetiche e i romanzi, così come i bar e i ristoranti frequentati con gli amici di sempre, i quartieri prediletti e le immancabili borgate dove si muovono i “ragazzi di vita” descritti nelle sue opere. Dalla “A” di Accattone, girato nel quartiere Pigneto, alla “V” di Valle Giulia, teatro degli scontri fra studenti e polizia, una guida ragionata sulle tracce di Pier Paolo Pasolini, figlio elettivo di questa “stupenda e misera città”.

Recensione

Di Pasolini conosco pochissimo, ho letto più articoli che parlavano del personaggio, che libri o poesie scritte da lui stesso. Men che meno i film, credo di non averne mai visto uno. Eppure so che ha segnato un punto di svolta nella cultura italiana, sotto molti aspetti. Ovviamente l’aspetto della sessualità è quello di cui si parla di più: del suo coraggio di dichiararsi in anni in cui non era “di moda” farlo, nemmeno tra gli intellettuali e i personaggi dello spettacolo. E poi la sua visione politica: ancora oggi, spesso, lo si cita perché aveva quella visione lucida e disincantata, tipica, secondo me, della persona naïve e attenta, di chi osserva il mondo e ne trae conclusioni, non per farne chissà che, di queste conclusioni, ma per l’insopprimibile necessità di cercare di capire il mondo.

Di questo Pontuale non ce ne parla, o meglio, non vi pone l’accento. Ed ecco che, finalmente, ho scoperto e conosciuto Pasolini, come credo lo vedano i suoi ammiratori. La sua capacità di parlare delle persone povere, gli ultimi, gli emarginati, di chi tira a campare, anche con mezzi non sempre leciti, e di farceli risultare simpatici. Il suo descrivere Roma senza abbellirla, presentandocela “nuda”.  E si viaggia tra i luoghi da lui frequentati, i bar e le strade che compaiono nei suoi film. Conosciamo le persone che gli sono state vicine, che cosa dicevano di lui e che cosa lui diceva di loro.

Un dizionario di Pasolini, dei luoghi, ma non solo. In questo modo possiamo ricomporre un’immagine di Pasolini tramite ciò che ha prodotto, procedendo a ritroso. Vedendo il risultato, capendolo, possiamo conoscere l’autore; con le ripetizioni di argomenti, comprendiamo che cosa gli stesse a cuore, tramite le parole di amici, possiamo immaginarlo nelle relazioni.

Che Pontuale ami Pasolini emerge da come tratta tutti gli argomenti, da come ne parla. Non vi dirò che sia una lettura facile, nel senso che passare da un argomento all’altro, da un luogo a un personaggio, a una persona, non è sempre evidente, ma questa mancanza di linearità aiuta a crearsi un’immagine più completa e personale, proprio perché non è l’autore a guidarci, secondo una sua logica, ma è il lettore, a posteriori, a ricomporre il quadro secondo come lo sente.

Come sempre Dario Pontuale ci offre qualcosa di particolare e degno di nota.

Ormai so che il suo nome è una garanzia, come l’agenzia letteraria Edelweiss che lo rappresenta e che ce lo  ha fatto conoscere.

Daniela

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