L’impero della polvere – di Francesca Manfredi (La Nave di Teseo)

L’impero della polvere

di Francesca Manfredi

La nave di Teseo

Dal sito dell’editore

L’impero della polvere è un romanzo dalla forza quieta e inarrestabile sul potere arcaico dei legami famigliari, sulle minuscole e più intime rivoluzioni di un corpo
in movimento, e sull’istante esatto in cui un’infanzia finisce: quando le pareti vengono giù e le vite adulte si rivelano, è allora che non siamo più soltanto la storia di scelte anteriori, perché quello è il principio delle nostre.

Recensione

L’impero della polvere è un delicato romanzo di formazione. La protagonista, Valentina, ha dodici anni, vive con la madre e la nonna nella casa “cieca” e in paese pensano che queste donne siano “strane”. E in effetti accadono stranissimi avvenimenti, vere e proprie invasioni bibliche, rane e cavallette, che sottolineano la crescita della ragazza. Anzi, forse, come sospetta sua madre, è proprio lei che porta alla casa questi stravolgimenti. È per lei il momento dei primi amori, della scoperta del proprio corpo, della sessualità, dell’amicizia e delle bugie. L’assenza del padre e la presenza ingombrante della nonna la costringono a prendere consapevolezza, a nascondersi, a rischiare. E la casa è l’altro grande personaggio. Con le sue crepe, il sangue che ne fuoriesce dal cuore pulsante e l’umidità che l’affligge come lacrime di un pianto silenzioso.
La narrazione accompagna le sensazioni. È una scrittura che scava, un bisturi affilato che incide la pelle. Una storia delicata che nasconde la conturbante intimità dell’adolescenza.

Per primo arrivò il sangue.
Arrivò in silenzio, senza farsi notare. Arrivò di notte, il
momento in cui arrivano le cose più nefaste e, come tutte le
cose nefaste, decise di lasciarmi una scelta. Fu sottile, stri-
sciante; fu caldo, e seducente, come una voce che ti invita a
fare ciò che non devi. Mi presentò il fatto compiuto; mi fece
capire, al tempo stesso, che avrei potuto decidere di lasciarlo
lì, in quello spazio, quel bagno, quella notte, se solo fossi stata
così brava da non dirlo a nessuno. Avrei potuto scegliere di
alzarmi, chiudere la porta e tornare a dormire, e nulla sarebbe
cambiato.
Quello che non sapevo, ancora, è che niente si può na-
scondere così a lungo. Puoi scegliere di tenerlo chiuso ma non
puoi impedirgli di crescere. E, come ogni liquido, più lo com-
primi e più si agiterà, fino al momento in cui deciderà di uscire
da solo, e lo farà con la forza di una tempesta.
Ma avevo dodici anni, e nessuno mi aveva spiegato cosa
sarebbe successo, e se anche qualcuno l’avesse fatto non avrebbe avuto nessuna importanza, quella notte. Sono cose che si
imparano molto più tardi, a proprie spese.
Io ascoltai la voce, e tenni il segreto per me.”

Anita

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