Lucky Break – di Rob Stevens (Lapis)

Dal sito dell’editore

Leon, 13 anni, ha perso il fratello gemello in un incidente stradale. Un anno dopo il tragico incidente, Leon si trova a vivere in una famiglia devastata, dove ognuno è chiuso in se stesso. Il padre si stordisce di lavoro e la madre, nel terrore di perdere un altro figlio, isola Leon da tutto e da tutti: niente più rugby, niente più amici con cui uscire a giocare e un giubbotto catarinfrangente per proteggerlo. Quando arriva in classe un ragazzo nuovo, Arnold, la vita di Leon prende una piega inaspettata. Arnold è strano, goffo, non capisce le battute, è incapace di cogliere i doppi sensi e non sa distinguere l’ironia dall’aderenza alla realtà. Per di più è privo di filtri, dice tutto ciò che gli passa per la testa, senza immaginare di poter mettere le persone in difficoltà. Nasce tra i due una vera e propria amicizia. Leon mette Arnold a parte del suo piano per riunire la famiglia in un’occasione speciale: la finale di rugby, il grande derby che erano andati a vedere tutti insieme il giorno prima che suo fratello morisse. I biglietti però sono tutti sold out. Per riuscire ad averli, Arnold e Leon si troveranno invischiati in una serie di situazioni comiche e paradossali, che avranno il loro culmine in un frainteso tentativo di rapina in banca. Tra vetri rotti, giocate illegali alle slot machine e un involontario tentativo di rapina in banca, i due ragazzi troveranno qualcosa che mancava a entrambi da tempo: un’amicizia senza filtri, capace di sollevare dal cuore anche il macigno più pesante.

Recensione

Leon e Arnold si incontrano a scuola. Sono nella stessa classe e per motivi diversi sono entrambi esclusi.

Il primo perché gli è proibito fare qualunque cosa anche solo lontanamente pericolosa – anche giocare a calcio lo è, secondo la madre – il secondo perché è “strano”. Così si definisce lui stesso.

Leon ha perso il fratello gemello un anno prima: si stavano rincorrendo e una macchina lo ha investito. Arnold invece prende tutto troppo alla lettera, non coglie l’ironia né i modi di dire, non segue convenzioni sociali e porta sempre lo stesso paio di scarpe. Un po’ per caso si ritrovano a passare insieme un fine settimana e si confidano, si raccontano. Leon cerca di insegnare ad Arnold a rapportarsi agli altri, a cogliere l’ironia e a non dire sempre esattamente quello che pensa, acosì come gli viene. Arnold, da canto suo, sfrutterà questa sua dote per aiutare Leon a rimettere insieme la famiglia, a costringerli a comunicare.

“e tu c’eri?”

“Sì”

“Com’è stato?”
“Ma tu sei sempre così diretto?”

“Ok, se non hai voglia di parlarne…”

Sbuffai. Ma mi resi conto che volevo parlarne. Non l’avevo mai fatto, perché la gente si fa sempre un sacco di scrupoli prima di chiedere. A scuola mi evitavano tutti, terrorizzati dall’idea di dire qualcosa di sconveniente.

È un libro per ragazzi che affronta la tematica della morte e della diversità. Insegna che a volte è meglio dire ciò che si pensa, senza filtri, o si rischia di ingigantire i silenzi e i malintesi, fino a che uscirne diventa molto più faticoso e doloroso, a volte impossibile.

È un libro che ci parla anche della solitudine in cui, a volte, lasciamo i bambini, incapaci come siamo di ascoltarli veramente, di lasciar loro lo spazio necessario. Le nostre sono le migliori intenzioni, ma non sempre tengono conto delle reali necessità dei più piccoli. Un libro che invita a condividere il dolore, a non tenerlo solo per sé, perché la morte esiste, purtroppo, e non è negandola che ferisce di meno.

Leon non ha gli stessi strumenti di un adulto per elaborare il lutto, ma, in quella famiglia, sembra non sia permesso elaborarlo il lutto: tutti fanno finta di niente, evitano di ritrovarsi insieme per doversi contare e accorgersi che ne manca uno, che non ci sarà mai più. Leon insegnerà loro che il fratello ci sarà sempre, ma che loro devono tornare a essere famiglia. E non è facile, non lo è mai.

Un libro per ragazzi e per adulti, che affronta in maniera seria, ma senza pesantezza, argomenti di cui ci è troppo difficile, spesso, parlare. La perdita di un figlio e di un fratello, la difficoltà di restare famiglia, nonostante il dolore che annienta e i sensi di colpa che bloccano tutto, di continuo.

Daniela

ringraziamo Lapis Edizioni per la copia omaggio 

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