“Nessuno torna indietro” di Alba De Céspedes (Mondadori)

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“Nessuno torna indietro” di Alba De Céspedes. Mondadori 1966

“Nessuno torna indietro” è un romanzo di Alba De Céspedes pubblicato nel 1938 e riproposto da Mondadori a maggio 2022. Io l’ho letto nell’edizione Oscar settimanali del 1966. Della stessa autrice abbiamo recensito anche “Quaderno proibito” e “Dalla parte di lei”. Da “Nessuno torna indietro” sono stati anche tratti un film nel 1943 e una serie televisiva Rai negli anni Ottanta.

Cos’è “Nessuno torna indietro”

Si potrebbe semplificare la trama di “Nessuno torna indietro” raccontandolo come romanzo corale, collettivo, che mi ha fatto pensare a “L’imputata” di Laudomia Bonanni. In entrambi i lavori, infatti, abbiamo un’ambientazione circoscritta (un dormitorio il primo, un condominio il secondo), che si apre poi all’eterogeneità dei personaggi che la frequentano.

“Era rimasta calma, appena un più duro pulsare del cuore, un gricciore doloroso sulla pelle. Morto, finito: la cassa. E lei lì, parlando, con l’infermiere”.

Le donne di Alba De Céspedes hanno tra i venti e i venticinque anni e hanno scelto un dormitorio gestito da suore per le loro attività a Roma. C’è chi studia, chi ha un segreto da coltivare, chi sta scrivendo un romanzo. Successi e fallimenti sono all’ordine del giorno e ognuna li vive a modo proprio. Tutte gravitano intorno all’amore come satelliti.

Punti di forza

Come si diventa grandi, negli anni Trenta? Qual è il confine tra la libertà e la perdizione? Quanto pesa la rispettabilità?

La narrazione pacata e sensibile di Alba De Céspedes ci mostra tante interiorità, tante sfaccettature dell’essere donna.

Troviamo tante declinazioni del successo, dello striving for a life, chè non mi viene un modo diverso di chiamarlo, sentite il suono di striving, già ci si sente sfilacciati nello stendersi spasmodicamente verso la realizzazione di una vita, la propria.

“Il peccato non la spaventava più. Non è vero che l’anima pesa dopo il peccato: pesa nell’incertezza di compierlo: poi diviene consuetudine di vita. Certi principi resistono finché non comprendiamo che si può farne a meno”

Ogni donna di “Nessuno torna indietro” non sa bene come usare i propri strumenti per trovare la propria strada. C’è chi porta a termine gli studi ma sa già che non li metterà a frutto perché si sposerà. Chi viene respinta alla discussione della tesi (poteva succedere: non sembra incredibile?) e allora fugge, tenta il mondo del lavoro. Tutte si sentono comunque fragili, esposte.

Ogni donna ha il suo spaccato di vita e di segreti. Ci sono alcune pagine, mentre conosciamo meglio alcune di loro, che sono meravigliose e dolorose.

Però, però, però…

A volergli trovare un difetto, potrei dire che siccome le donne raccontate in “Nessuno torna indietro” sono almeno sei, all’inizio potrebbe costare un po’ di fatica orientarsi fra tutte. Inoltre si passa con molta fluidità da un personaggio all’altro, non sempre con uno stacco di paragrafo (o forse così accade nella mia edizione), e questo può, a volte confondere le idee.

“Seduta sulla panchina, tentava inutilmente di inventare una storia qualunque: sotto quel cielo, quel sole, Emanuela si sentiva simile a un albero, a una pietra: senza passato e senza memoria”

Nonostante la complessità del romanzo, Alba De Céspedes è comunque sempre brava a tenere tutto in ordine e a farci orientare fra i diversi vissuti e i modi di pensare. Alla fine ci si affeziona a tutte le sue donne, le si comprende e le si perdona.

Ho letto “Nessuno torna indietro” perché è stato scelto come condivisa di luglio dal gruppo di lettura EquiLibro di Pescara.

Cristina Mosca