“Noi Due” di Giovanna Zucca (DeA Planeta)

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Noi Due
Giovanna Zucca
(DeA Planeta)

Ho iniziato a leggere questo romanzo attratta dall’anteprima.

Sono, infatti, sufficienti poche righe per entrare subito nel mood di questa storia.

Non mancano, in questo periodo, uscite sulla genitorialità e, francamente, di alcune si potrebbe fare anche a meno, pertanto diventa una ricerca certosina scovare piccoli scrigni preziosi. Questo libro lo è e io sono stata fortunata, o anche lungimirante, nello sceglierlo.

Inizia così:

E poi all’improvviso un’esplosione squarciò il silenzio. Una luce abbagliante rivelò il nulla e comparve un arcobaleno di colori. Fu un atto d’amore. Conteneva al suo interno un seme di violenta distruzione, ma si trattava di un atto d’amore primigenio.

E dal nulla fu il tutto. Era il tempo prima del tempo. Il tempo prima della storia.

Che sia la genesi o il principio di un universo, la storia è quella, l’importante è saperla raccontare.

Ci sono due gemelli, Michele e Gabriele che devono correre per arrivare primi. Al “giorno zero” del concepimento devono superare tutti gli altri esserini e raggiungere gli ovuli prima di tutti gli altri. Il premio è la vita.

Ma come la immaginano la realtà, il là fuori, due embrioni? Il romanzo di Giovanna Zucca plana delicatamente su questa favola nient’affatto leggera, che l’autrice ci propone guidandoci con sapienza fra le pieghe delle settimane in un viaggio interiore per questa traversata in solitaria che tutti abbiamo affrontato e di cui ci siamo dimenticati.

Molto interessante la trasposizione allo stadio embrionale del rapporto fra fratelli. Già nell’utero, infatti, le dinamiche fra Michi e Gabri, che sono precisi fuori ma hanno due mondi altri dentro, sono già stabilite ed è evidente la predominanza di un fratello, quello “filosofo”, saggio e maturo, sull’altro, impulsivo e chiacchierone. Sono due fratelli che già si amano, pur non sapendo con certezza se ciò che ci sarà ì fuori è esattamente quello che gli è stato raccontato. Si aspettano di portare con sé alla nascita il bagaglio acquisito, termini e nozioni apprese per memoria del padre, eppure hanno la consapevolezza delle grandi paure della madre.

Da alcuni giorni Valentina li sentiva. Era cominciato tutto il giorno dell’amniocentesi e da quel momento percepiva un dialogo ininterrotto che andava da lei a loro e da loro a lei. Tutti dicevano che ti senti davvero mamma quando li senti muovere. Ecco, li aveva sentiti.

Valentina è una ragazza di oggi, trevisana trentaseienne e tanti timori per l’arrivo di questi esserini nella sua vita. Lo sa che la sua esistenza ne verrà sconvolta e come tutte le future mamma alterna gioia e disperazione, pianti e grandi felicità.

Questa storia riserva delle sorprese, di cui non vi anticiperò, ma son ben dosati i sorrisi e le lacrime, come se potessimo, per simpatia, vivere anche noi, attraverso la pagina, le emozioni di Valentina, Gabriele e Michele. E nove mesi sono lunghi da passare, soli dentro un pancione, può accadere di tutto…

Anita

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