“Il Ragazzo Invisibile – Seconda Generazione”

Il ragazzo invisibile - Seconda generazione
Il ragazzo invisibile – Seconda generazione

In questi ultimi tempi, Chili di Libri si è occupato anche di un nuovo aspetto della narrazione, le serie tv.

Oggi vi racconto del romanzo  basato sul film di Gabriele Salvatores. Scritto dagli sceneggiatori Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo, ha una grande vivacità stilistica.

Mi è piaciuto soprattutto perché le atmosfere un po’ gotiche sono rappresentate attraverso la lente degli adolescenti che tutto ingrandisce e a tratti trasforma la realtà.

La storia racconta di Michele Silenzi, sedicenne irrequieto che ha da poco perduto la madre e come i suoi coetanei trascorre il tempo fra scuola, amici e serie tv . Michele non è però un ragazzo comune, ha dei superpoteri che gli consentono gesta incredibili ma lo portano a vivere una doppia vita in cui affronta nei sotterranei della città il cattivo di turno e a cercare di capire da che parte schierarsi, perché niente è come sembra.

L’interrogativo principale di questo romanzo un po’ fantasy sul filone di X-Men, un po’ introspettivo sembra essere: è giusto proteggere sempre la propria famiglia anche a costo di venire meno ai propri principi? Questo Misa dovrà scoprire superando gli ostacoli che il “destino” (ma non è veramente tutta colpa del destino) pone sul suo percorso di maturazione.

Ciò che più mi ha appassionato è l’alternarsi delle vicende di un ragazzo che è innamorato e non corrisposto, che teme le interrogazioni e nasconde agli amici un segreto inconfessabile e il supereroe che combatte il male con il supporto della ritrovata sorella.

proprio la figura di Natasa, che con Michele condivide un passato difficile oltre che un presente impegnativo, sarà la guida che lo aiuterà a comprendere meglio se stesso.

Poiché non ho ancora visto il film ho potuto godere di risate e colpi di scena ai tempi dei social, ma anche di ottimi spunti di riflessione sulla difficoltà di essere speciali in una società che ci vuole omologati.

Un Estratto:

Arrivò a destinazione. Il sole risplendeva sul marmo gelido della lapide, sulla quale campeggiava la scritta ‘GIOVANNA SILENZI, 1968-2017’. Accanto, la piccola foto di sua madre in divisa da poliziotta, ritratta mentre sorrideva verso l’obiettivo. Michele non si era ancora abituato a quell’immagine definitiva. Quella foto nel marmo era una ferita aperta. Era quello il volto con cui l’avrebbe ricordata? Il tempo avrebbe cancellato dalla memoria i contorni del suo viso, le sue espressioni buffe, il suo sguardo caldo e affettuoso? Non l’avrebbe permesso, mai. Si sarebbe ricordato ogni piccolo gesto, per sempre. Ogni risata, ogni abbraccio, ogni scherzo. Ma anche i momenti di noia, quelle domeniche interminabili passate sul divano a sonnecchiare di fronte alla tv, mentre lei in cucina parlava al telefono e preparava la cena, dietro di lui, e ogni tanto alzava lo sguardo e gli sorrideva, anche se non poteva essere vista. Era sempre stata dietro di lui. In ogni momento della sua vita. E lui l’aveva data così tanto per scontata. Se ne rendeva conto solo adesso, quando ormai non c’era più nessuno, a coprirgli le spalle. Michele si accucciò a terra, contro la pietra. Era come distendersi sulla neve. Sentì un brivido freddo salirgli lungo la schiena. Si tolse un auricolare e lo posò sulla tomba, come se la musica potesse raggiungere sua madre. Rimase lì, sdraiato, ad ascoltare e riascoltare le stesse canzoni, mentre faceva di tutto per trattenere le lacrime. Quando il vecchio iPod si scaricò, Michele si incamminò verso il cancello. Il nuovo custode, quello del turno di notte, gli rivolse lo stesso stupido sorriso imbarazzato del collega.

Precedente "Il Silenzio del Sabato" di Maria Antonia Avati (La nave di Teseo) Successivo Absence, l'altro volto del cielo - di Chiara Panzuti