Sognare la terra – Fabrice Olivier Dubosc (Exòrma)

C’è tantissimo da dire su questo libro breve, ma intenso, per cui parto dal titolo. Perché “sognare la terra“?

Perché i popoli amazzoni, in particolare gli Yanomani, sono dei sognatori. Il loro stile di vita li porta a stare a stretto contatto con la terra e con i suoi spiriti, e in sogno questi spiriti, chiamati xapiri, parlano loro e parlano della terra, mentre noi bianchi, dicono, dormiamo tanto, ma sogniamo solo di noi stessi. Siamo sconnessi dalla terra, dalla natura e dalla sua essenza.

Da qui il titolo. E il sottotitolo? Altrettanto interessante: antropocene è un termine nato negli anni Ottanta e ripreso negli anni 2000, e sta a indicare “la nuova era geologico-climatica come determinata in ampia misura dall’agire umano“.

Quindi questo libro parla di natura e di come l’abbiamo distrutta? C’è anche questo, sì, ma non tanto come atto di accusa, quanto come presa di coscienza di un dato di fatto e come incitamento a pensare a soluzioni diverse.

Ma faccio un passo indietro, perché quello che vi ho detto in realtà si trova alla fine del libro. L’autore inizia parlando di Troll, del loro introdursi in conversazioni altrui per creare flame, scompiglio, distogliere l’attenzione dal cuore della discussione. Perché lo fanno? Ci sono un’analisi e una spiegazione approfondite e interessanti, che vi consiglio di leggere.

Passa poi a parlare di tantissimi argomenti, tra cui l’interdipendenza e il fatto che quando perdiamo qualcuno, perdiamo anche una parte di noi stessi. Più avanti nel libro parlerà anche del lutto, di alcuni modi di affrontarlo a seconda del contesto culturale in cui si è inseriti.

Ma uno degli argomenti che a me è piaciuto di più, è quello della vulnerabilità, concetto che ritorna più volte nel testo.

La nostra società cerca di annullare la vulnerabilità, in realtà questo aspetto fa parte di noi ed è ciò che ci fa andare avanti a migliorarci, che ci spinge alle grandi scoperte. Per proteggerci dobbiamo inventare qualcosa, quindi, di fatto, la vulnerabilità è uno degli aspetti più preziosi per l’evoluzione umana.

Purtroppo, nelle nostre società, chi è considerato troppo vulnerabile viene escluso, e questo è un cortocircuito a cui dovremmo porre rimedio tutti. La vulnerabilità è di tutti, quindi perché qualcuno viene escluso dal vincolo sociale e gli altri no? Se la vulnerabilità è trasversale a ogni singolo essere umano, perché cerchiamo di nasconderla, la respingiamo? Pensare a un’evoluzione sociale che consideri e includa la vulnerabilità, potrebbe essere un’idea. Come? Intanto prendendo coscienza di questo aspetto, di cui tutti siamo a conoscenza, ma su cui non ci focalizziamo mai. Tenerlo invece ben presente, ci aiuterebbe a cambiare prospettiva e, in seconda istanza, anche il paradigma del nostro agire.

Un libro che ci parla anche della politica dell’odio, della difficoltà di far comprendere che siamo a rischio estinzione e tanto altro ancora.

Un libro che sono davvero felice di aver letto!

Ringrazio di cuore Exòrma edizioni per la copia cartacea!

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