Squatter! – di Gianfranco Sorge

Squatter!

di Gianfranco Sorge

GoWare

dal sito dell’editore

Squatter!

In una Parigi ovattata, sorda e cieca al mondo degli altri, vive Luna. Abbandonata Palermo e le regole ferree della sua famiglia, ormai è una squatter e insieme ai compagni occupa un palazzo fatiscente. Divorata da continue paure e tormentata dal cibo, convinta di appartenere in realtà a una razza aliena, Luna vive le più assurde e tragiche avventure, fra sesso e abbuffate compulsivi. S’innamora di Dito, clochard greco senza le dita di una mano, che conserva in provette di vetro piene di formalina, e se lo contende con Occhio, barbona con una particolare collezione. Il vuoto interiore e la sua sete d’amore trovano un’ancora di salvezza nell’adozione a distanza di Momo. Degli eventi imprevisti rimetteranno però in discussione lo scopo della sua esistenza.

Recensione

Squatter! è un libro duro, crudo.

Più volte ho pensato di metterlo da parte e dire all’autore che non lo avrei recensito. Ma poi lo riprendevo.

Capita. Ci sono libri che non ti piacciono perché ti mostrano qualcosa che non vorresti vedere, ma poi li leggi perché comunque c’è qualcosa.

Questo è il caso.

L’autore ci porta in un mondo squallido, povero, triste, ci mostra il degrado umano. Luna, la protagonista, una squatter a Parigi, accetta che la sua stanza sia ridotta a una latrina: gli altri squatter della casa vanno lì per fare pipì o defecare.

Ecco, già questo mi ha fatto venire voglia di chiudere tutto. Ci sono cose che non voglio sapere, non voglio immaginare, che non mi interessa mi vengano raccontate. Però nel libro c’è anche altro.

Ci sono i deliri, ma c’è anche la voglia di vivere, nonostante tutto. E prima della voglia di vivere c’è un disagio profondo, una malattia mentale strisciante, che trova conforto nell’umiliazione e nel rapportarsi con i propri simili. Lo sporco e la fame non sono un problema. Il sesso è un modo come un altro per non restare soli, per condividere la propria solitudine, nell’eterna illusione che all’altro importi qualcosa. Eppure, in questo mondo di povertà, di cattiveria gratuita, di assenza di legami, un legame improbabile nasce. Uno di quelli che non ti accorgi quanto sia importante finché non lo stai perdendo.

Per questo ho letto tutto il libro. Per questo sono andata oltre il disgusto che il racconto mi suscitava, perché c’era dell’altro. C’è dell’autenticità in questo libro. Ci sono fragilità, illusioni, mondi magici in cui rifugiarsi per sentirsi meglio, per dirsi che si è speciali, che è per questo che si soffre tanto. Ci sono le umane debolezze e poca virtù.

Più che un libro, un pugno nello stomaco, lo senti anche dopo che l’hai finito. Resta lì, a ricordarti che cos’è successo anche i giorni successivi.

Daniela

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