Il suggeritore – di Donato Carrisi

Il suggeritore

di Donato Carrisi

Longanesi

Dal sito dell’editore:

Ancor prima dell’uscita in libreria, questo romanzo ha provocato un vortice di ammirazione e di attesa, tanto da essere già in via di pubblicazione nei maggiori paesi europei. Non è solo un thriller scritto da un autore italiano agli esordi, che si confronta con un genere finora appannaggio dei grandi autori americani, reinventando le regole del gioco. È molto di più: è una storia che non dà tregua, che esplora la zona grigia fra il bene e il male fino a cogliere l’ultimo segreto, il minimo sussurro. Qualcosa di sconvolgente è successo, qualcosa che richiede tutta l’abilità degli agenti della Squadra Speciale guidata dal criminologo Goran Gavila. Il loro è un nemico che sa assumere molte sembianze, che li mette costantemente alla prova in un’indagine in cui ogni male svelato porta con sé un messaggio.
Ma, soprattutto, li costringe ad affacciarsi nel buio che ciascuno si porta dentro.
È un gioco di incubi abilmente celati, una continua sfida. Sarà con l’arrivo di Mila Vasquez, un’investigatrice specializzata nella caccia alle persone scomparse, che gli inganni sembreranno cadere uno dopo l’altro, grazie anche al legame speciale che comincia a formarsi fra lei e il dottor Gavila. Ma un disegno oscuro è in atto, e ogni volta che la Squadra sembra riuscire a dare un nome al male, ne scopre un altro ancora più profondo?

Recensione

Non avevo ancora letto nessun libro di Donato Carrisi. Non so perché.

Non è vero, in parte lo so, e forse vi farà un po’ ridere: la prima volta che ho visto il suo nome ho pensato fosse un figlio di Al Bano e ho deciso che non avrei letto i suoi libri. Mai. Quando, poi, ho capito che non c’entrava niente, non so perché, ho continuato a non leggerlo. Non mi è capitato, forse, tutto qua. Adesso invece mi è  capitato. E mi è piaciuto.

Senza dubbio Carrisi sa come scrivere un thriller, come tenere il lettore sulle spine, come fargli girare ancora una pagine, fino alla fine.

La storia, più o meno, è questa: delle bambine vengono rapite: 5. La polizia trova in un bosco il loro braccio sinistro. Solo che le braccia in totale sono 6. Non sanno chi sia la sesta bambina. Dagli esami  svolti, scoprono che le cinque bambine scomparse, sono morte, mentre la sesta potrebbe essere ancora viva. Devono trovarla, ma prima devono scoprirne l’identità. La squadra è composta da elementi validi ed è capeggiata da Goran Gavila, un criminologo che vede cose che sfuggono agli altri; si aggiunge a loro Mila Vasquez, esperta nel ritrovare persone scomparse.

Il serial killer è sempre un passo avanti: ogni volta che si muovono, che pensano di progredire, scoprono che in realtà è stato lui a permetterglielo.

È un illusionista, un manipolatore, uno che gioca con le persone, con i loro sentimenti, istinti, con le loro vite. È impossibile catturarlo.

Permette loro di ritrovare le bambine, una alla volta, ma quando e dove decide lui. E il dove è sempre legato a un orrendo delitto che gli investigatori scopriranno.

Ci sono colpi di scena, ma alcuni aspetti, che dovrebbero essere quelli che lasciano di più il lettore a bocca aperta, sono abbastanza prevedibili, almeno per chi legge regolarmente thriller e gialli. Carrisi è bravo a disseminare indizi nel corso della storia.

C’è però qualcosa che mi ha un po’ urtata mentre leggevo: quella sensazione che l’autore voglia stupire a tutti i costi. E poi, ecco, per essere un libro curato nei dettagli (tecniche di interrogatorio, di investigazione…), alcune “trovate” le ho trovate improbabili. O impossibili. Cercherò di spiegarmi meglio, ma solo per chi ha letto il libro.

************* ATTENZIONE SPOILER *******************

Carrisi ci tiene a mostrarci come le tecniche investigative siano scientifiche; alcuni aspetti ce li fa immaginare, per esempio non descrive il dettaglio degli interrogatori di Boris, di come riesca a far confessare i colpevoli, però quasi sempre è preciso e attendibile, molto verosimile, sembra, anzi, che descriva come si svolgono veramente le cose. Però a un certo punto interviene una medium. Be’, ecco, a me questa cosa non è piaciuta. Un deus ex machina, un cilindro dal cappello… E poi il finale: inverosimile.

Leggi tutto il libro, ti piace anche, benché in alcuni passaggi sia un po’ scontato, e poi ti ritrovi questa cosa qui. Una medium. E uno che manipola le persone a distanze e legge nella mente. E Goran e Mila che finiscono a letto insieme. Lo sai da subito che succederà (anche perché è scritto nel risvolto di copertina), ma non c’è un reale crescendo, un avvicinarsi, non si avverte tensione sessuale o emotiva tra i due. Succede così, perché in quasi ogni libro ci deve essere del sesso, perché due persone ferite, secondo uno dei peggiori cliché, finiscono a letto a leccarsi reciprocamente le ferite, in questo caso in senso letterale. Ed è una scusa per il finale, per provare a stupire il lettore. Ma come? Proprio lui? Non può essere! 

E poi il serial killer che è addirittura una sorte di veggente, di mago. Per quel che mi riguarda non ci siamo.

********************** FINE SPOILER ******************

Ciò detto, la sensazione, appena finito di leggere, è di aver letto un bel thriller. Parte molto bene e si sviluppa in maniera avvincente. Ma resta addosso quella sensazione fastidiosa che l’autore ti abbia un po’ presa in giro. Insomma, se nella prima parte procedi in un certo modo, in maniera, oserei dire, scientifica, se dai un tono di realismo e verosimiglianza, nella seconda parte non puoi inserire elementi di fantasia, conclusioni inverosimili e improbabili. Ecco, questa cosa a me non è piaciuta. E, lo ripeto, mi sono sentita presa in giro e imbrogliata. E non è una bella cosa per un lettore (per nessuno a dire il vero).

Daniela

Precedente "Di niente e di nessuno" di Dario Levantino Successivo Scorpio Baby Rose - di Sergio L. Duma