“Il Corvo rosso dell’Alta Società” di Daniele Imbornone

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Descrizione:

Saypherius Redcrow è un persecutore al servizio di un regno del dopo trapasso dove lui insieme alla sua classe, i persecutori per l’appunto, si occupa di recuperare le anime di coloro che sono destinati alla morte.
Al termine di un allontanamento dal mondo civilizzato durato 500 anni, Sayph viene richiamato alla capitale per un incontro con l’Alta Società, un consiglio di ricchi, potenti e strafottenti uomini che governano il mondo di sopra, dove gli viene proposta l’occasione di tornare ad essere ciò che un tempo era stato. Sayph declina l’offerta per non essere tormentato dal suo passato pieno di pena, ma alla fine accetta sotto la spinta del supremo imperatore in persona e della promessa che, alla fine del periodo di quattro mesi durante il quale opererà, troverà la risposta alla sua più grande domanda.
L’attività dei persecutori è molto complessa, lunga e stressante, ma Sayph è il migliore nel suo campo e non ha intenzione di deludere il sovrano che si fida di lui. I problemi iniziano quando Sayph prende in custodia una ragazza che assomiglia molto alla sua defunta moglie.
Con lei, tutti i suoi principi verranno messi in discussione.
Recensione:
 Questo romanzo profuma di storia e immaginazione. Il protagonista, che si presenta come Fan, dalla personalità sfaccettata, è delineato in profondità, i dialoghi sono spontanei e il testo scivola fra le righe velocemente che lo si vorrebbe trattenere ancora per un po’. Lo stile, chiaro e piacevole è ciò che colpisce già dalle prime pagine. La struttura della narrazione colpisce per la capacità dell’autore di introdurci piano in un mondo nuovo che a prima vista ci appare antico e medievale: il bardo che intrattiene le folle a Luchas riscuote grande successo, ma dal Mondo di sopra qualcuno lo osserva. Nonostante siano passati cinquecento anni, Sayph preferisce restare ancorato al mondo passato e non tornare nell’evoluto e tecnologico mondo di sopra. Il lettore si addentra nel mistero della più grande domanda che tormenta il protagonista e da questo bel romanzo fantasy, macchiato di dark, resterà di certo incantato. Soprattutto risalta la buona scrittura di Daniele Imbornone e la sua capacità di descrivere e fornire dialoghi credibili.
Estratto:

Capitolo 1

IL BARDO ERRANTE.

 

Come ogni mattina, Luchas si svegliò priva di novità.
La signora Maron era uscita presto a fare la spesa e aveva lasciato la colazione per i suoi due bambini in cucina e il marito nel letto col bacio del risveglio. Henry  Stryp, L’ortolano, curvato dal peso degli anni e dal suo mal di schiena cronico, sistemava le verdure sul bancone già da tempo al vaglio di alcune clienti abituali. I vecchi chiacchieravano tra loro in piazza, alternando a una sniffata di tabacco e l’altra, una sbirciata ai bambini che correvano e agli uomini che andavano a lavorare nei campi o di ritorno dal mare. Per loro come per tutti, i giorni scorrevano lenti, gli anni, come secoli. Già… non c’era proprio nulla di cui spettegolare nella piccola e ridente Luchas; famosa solo per le sue rape e il suo ottimo pesce.
A parte… forse un piccolo dettaglio. Due giorni prima un mercante di passaggio proveniente dalla più grande Dorys, aveva informato la ridente cittadina portuale dell’imminente arrivo di Fan.
Quando Luchas lo seppe, tutti, dal primo all’ultimo ne furono entusiasti e partì una corsa al rinnovamento, per donare lustro al paese e renderlo accogliente. Il sindaco Mc Ghin fu in prima linea, portando personalmente in piazza festoni, vasi di fiori e ogni cosa utile a intrattenere per un paio di giorni il personaggio.

Febbraio era stato molto freddo e piovoso, ma in quel lunedì di metà marzo, i raggi del sole splendevano come in piena estate. Sembrava che anche l’astro mattutino lo aspettasse, che avesse dato la sua benedizione a una festa che avrebbe fatto parlare di sé per moltissimo tempo.

Prima ancora che il sole abbracciasse il mulino a vento sopra la collina, tutto il borgo si era già da tempo riversato nelle poche centinaia di metri della piazza di Luchas.
-Perché vi siete riuniti qui oggi?
Gary Stanford era senza dubbio l’uomo con la voce più squillante della cittadina e quel giorno, invece di strillare al mercato ed elogiare il suo pesce, gridava per scaldare il pubblico e infiammare il loro umore.
Tutti risposero unanimi: -Volgiamo Fan!
-Come? Non riesco a sentirvi!-  gridò Gary a squarciagola, temporeggiando.
-Vogliamo Fan!

Dal vecchio cascinale della signora Hanz, Sam era testimone, suo malgrado, dell’attesa traboccante del borgo. Ascoltava tutto e osservava con fare annoiato le ombre che sfrecciavano sul muro dietro di lui. Sapeva di chi fossero quelle ombre. Accadeva sempre. In qualunque città andasse c’era sempre qualcuno che dormiva troppo o che non dormisse affatto e che quindi, alla fine, perdeva la poltrona.
Sam si concesse un lungo sorso d’acqua dopo una notte di cammino. Nonostante la fatica gli piaceva quella vita. Amava soprattutto che, ovunque fermasse gli zoccoli, lui e il suo padrone venissero accolti come grandi eroi. Le voci pian piano scomparvero, proprio come il sapore dell’ultimo boccone di paglia che aveva mangiato. Sbuffò e, ondeggiando la coda per allontanare le mosche, si mise alla ricerca di un posticino dove riposare le lunghe e stanche zampe. Nitrì felice quando trovò ciò che faceva al caso suo. Era in un angolino, all’ombra e lontano dalla finestra, quindi fuori dalla portata di sguardi indiscreti. Spesso gli umani si comportavano come se non avessero mai visto uno come lui. Tale frustrazione era compresa solo dal suo compagno di viaggio. Diceva che lo guardavano meravigliati perché sbalorditi dal suo manto bianco, dalla sua criniera sempre in ordine, o forse dalla croce nera che gli divideva a metà la spaziosa fronte. Sam ci credeva ma ogni tanto ribatteva con sonori nitriti.
-Cosa, lo pensi davvero? Oh andiamo, sei ancora in gamba, un giovanotto!
Sei una bestia rara, mica un pensionato. Devi capire che non sono in molti ad avere visto un cavallo come te.  Già, forse era vero e forse, anzi, sicuramente, lui avrebbe rimediato all’inconveniente convogliando su di sé le attenzioni di tutti; riscrivendo la sua ultima frase e facendola diventare: «non sono in molti ad aver visto uno spettacolo come il mio!»  Lo faceva sempre e Sam aspettava solo quello.
Era pronto e comodo, con le orecchie indirizzate alla piazza, per udire suoni che non si sarebbe mai stancato di ascoltare.

Le arterie di Lucas erano deserte, ma nel suo centro, dentro il suo cuore, vi correva un treno.
La piazza era più che gremita e, il palco eretto per l’occasione, sovraccarico di occhi e orecchie affamate.
Leggermente dietro, sotto la sua ombra, le ruote e le assi di una carovana estranea. Era tenuta in maniera impeccabile, anche se le avversità affrontate erano state di sicuro molte. Le riparazioni e le piaghe del legno per il suo proprietario sembravano avere lo stesso valore di coppe e medaglie, e invece di nasconderle sotto una semplice mano di vernice, le sfoggiava con orgoglio e fierezza.
-Bene gente, vedo che siete pronti e carichi- gridò a squarciagola il pescivendolo -quindi senza ulteriori induci, vado a presentarvi il nostro ospite d’onore! Acclama, oh Luchas ed elogiate tutti, suoi abitanti: il cantastorie proveniente dal mondo fatato di Sinfònia, il ballerino del crepuscolo, l’angelo purpureo; ecco a voi Fan il grande!

Dall’interno della carovana saltò fuori un uomo. Gridando quasi quanto il suo pubblico, Fan si presentò ai suoi beniamini spalancando le braccia con un sorriso smagliante.  Dopo una rapida occhiata alla folla, l’uomo si sistemò il cappello di stoffa e attaccò a pizzicare le corde del suo banjo .

Il sole si alza nel cielo più vero
E non c’è niente che mi renda più fiero
La città si sveglia di primo mattino
Con gli uccelli liberi e il gallo canterino

Respirate l’aria, amici cari!
Sentite il sole riscaldare la vostra pelle
Perché poche sono le cose più belle
e molti i bocconi amari

Di cosa questo bardo sta parlando?
Ma della felicità! State attenti, mi raccomando.

Ogni fatica aspetta premio
e ogni raccolto attende un granaio
La ricompensa per il lavoro è il vostro gaio
e la felicità perenne è l’augurio mio!

Rammentatevi di queste rime
Conservate queste mie strofe inf’ìme
Perché  la felicità vi voglio donare
poiché il mio cuore è generoso nel dare!

 

La voce melodiosa di Fan rapì gli ascoltatori e le vibrazioni delle corde e del suo strumento di legno e tela, li ipnotizzò come un incantatore fa coi serpenti. Di lui Luchas conosceva solo la fama ma, ora che lo avevano davanti agli occhi e, soprattutto, alle orecchie, trovò che le informazioni trapelate non gli rendevano affatto giustizia. Magnetico era l’unico aggettivo capace di rendere l’idea della personalità e del talento del bardo.

 

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