“Fame Plastica” di Nicola Brizio (Funambolo Edizioni)

fame plastica
fame plastica

Questo romanzo d’esordio colpisce perché affronta in una dimensione fra il reale e l’onirico il disfacimento di un mondo che non ha più freni. Il protagonista, costantemente insoddisfatto, si muove per una città in decomposizione, senza valori, deturpata dal male. I sentimenti fanno fatica ad affiorare, l’amore, l’amicizia, i legami familiari, il rispetto di sé affondano in una realtà melmosa che imprigiona i personaggi e li costringe a cercare un’ancora per salvarsi prima che le sabbie mobili dell’immortalità li inghiottano del tutto. È un romanzo pulp che si tinge di nero e di rosso sangue, violenza fisica e verbale, droghe sintetiche per sopravvivere fuggendo la realtà e l’ultimo barlume di speranza nella clinica per disintossicarsi. Ma è ancora possibile salvarsi o il mondo in cui viviamo è destinato alla distruzione, abbiamo ancora tempo per redimerci o “lo slink” è  la dolorosa ultima spiaggia?

Confesso di essermi approcciata al romanzo con un certo pregiudizio verso il genere perché il pulp lo trovo violento e troppo crudo per i miei gusti di stile e linguaggio. Invece Fame Plastica è stata una piacevole scoperta perché è un testo ben calibrato dallo stile svelto e incalzante.

Estratto da Fame Plastica:

“Inspiro ed espiro, inspiro ed espiro, la mia pancia si gon-
fia e si sgonfia, si riempie e si svuota in continuazione.
Consapevole che alla fine sarà quest’afa del cazzo a ucci-
dermi, mi alzo dal cesso e butto il mozzicone che ho finito
di fumare prima di tirare l’acqua.
Piove con un ritmo triste contro il vetro sottile delle fine-
stre del bagno e io detesto sempre più i temporali di ago-
sto.
Accendo le dodici lampadine disposte a ferro di cavallo
rovesciato intorno allo specchio pieno di schizzi.
Devo ammettere che ho una faccia da far paura: barba in-
colta, occhiaie rosse come un semaforo indiavolato nell’in-
crocio più bastardo e intasato della città all’ora di punta e
una miriade di rughe da stress disseminate sul volto.”

Congratulazioni all’autore per questa avventura e complimenti alla casa editrice per l’iniziativa.

Proprio a proposito della giovane CE vorrei spendere due righe perché sono tutte donne coraggiosissime:

Funambolo edizioni nasce nel 2014 dall’idea bizzarra di quattro ragazze di voler fare libri sull’arte di strada e il circo contemporaneo, la narrativa di svago e di sperimentazione.

Saveria Fagiolo, Antonella Granati, Erika Morelli e Michela Morelli danno vita al sogno di una casa editrice, mettendo in campo ognuna le proprie competenze e capacità di editor, traduzione, comunicazione e scrittura.

Perché proprio Funambolo? Il funambolo è l’artista di strada che percorre una distanza camminando su di un filo e “funamboleggiare” è quello che la casa editrice intende fare: ovvero rimanere in equilibrio percorrendo una strada insidiosa ma affascinante, come è il mondo dell’editoria.

Dal Sito dell’Editore:

http://www.funamboloedizioni.net/prodotto/fame-plastica/

Anno 2053. Lo sguardo cinico del protagonista si posa su una metropoli sopraffatta dalla depravazione fisica e morale. I mali dell’esistenza incombono senza pietà: la corruzione politica, la mercificazione della donna, le fragilità dell’essere umano, il dominio incontrastato della droga, il bisogno di mostrarsi sacrificando persino la propria dignità. Fame plastica è la storia di un viaggio all’interno di una società malata, solo all’apparenza lontana da quella attuale. Ogni incontro lascia un solco nella vita del protagonista che sembra incapace di provare emozioni, e si mescola con le scene successive fino a farsi nuovo incontro, e quindi nuovo sconvolgimento, nuova sofferenza, in un circolo vizioso senza fine. Ma la realtà è così come noi la leggiamo oppure si tratta solo del racconto delirante del protagonista? Quel che è certo è il filo conduttore che tiene uniti i frammenti deturpati della vita umana: l’amore. O meglio, la lontananza dell’amore, quell’intervallo di tempo in cui si vive la mancanza della persona amata come una mano stretta sul collo che impedisce di respirare.

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