On writing – di Stephen King

On writing

Stephen King

Sperling and Kupfer

Dal sito dell’editore

Alla domanda: «Che cos’è On WritingStephen King ha risposto: «È il romanzo della mia vita, non perché la mia vita sia un romanzo, ma perché la mia vita è scrivere». Ecco perché questo libro è l’autobiografia di un mestiere in cui la storia personale e professionale del Re si fondono totalmente. Il brillante «Curriculum vitae» d’apertura ripercorre gli anni della formazione, in un collage di ricordi che dall’infanzia arrivano al primo, grande successo con Carrie; «Cassetta degli attrezzi» è un’acuta e disincantata elencazione dei ferri del mestiere – quali sono, a che cosa servono, come mantenerli efficienti e sempre pronti all’uso –; «Sulla scrittura», la parte più interessante per gli addetti ai lavori, illustra le fasi del processo creativo fino all’approdo editoriale; e infine «Sulla vita», ricco di pathos, racconta come King abbia visto la morte da vicino, dopo lo spaventoso incidente in cui è stato coinvolto, e come, grazie alla scrittura, sia ritornato alla vita. Diario, confessione, chiacchierata… On Writing abbraccia e supera tutti i generi e, per l’aspirante scrittore, è uno strumento utile e illuminante, ricco di esempi e riferimenti pratici, capace di affrontare senza fumosità un argomento difficile; per il lettore affezionato è un must in cui potrà ritrovare, nella loro dimensione reale, un’infinità di situazioni, storie e personaggi che hanno ispirato i romanzi di King. Per tutti, è una lettura avvincente e profonda nello stile inconfondibile dell’autore, capace di trasformare tutto ciò che tocca in un racconto magistrale.

Recensione

Non è certo un libro nuovo, ha quasi vent’anni. Non avevo intenzione di comprarlo. È una specie di regola: per quanto io ami stephen king (o altri autori altrettanto famosi), da qualche anno preferisco dare i miei soldi a scrittori meno conosciuti. L’ho trovato visitando la neo biblioteca parrocchiale del paesello dove vivo. Dato che anche se non lo compro, io amo King, ho preso due suoi libri. Uno, appunto, On writing.

Che cos’avrà mai da dirci Stephen King sulla scrittura? Potrà lui insegnarci qualcosa?

Sinceramente non mi aspettavo che fosse un libro così denso, così interessante. A me è piaciuto molto e mentre lo leggevo, pensavo che ogni aspirante scrittore dovrebbe averne una copia. E fa niente se contraddico quanto scritto prima sul fatto di non comprare i libri di autori come King.

Parla di sé, della sua infanzia, adolescenza, dei primi racconti e tentativi di farsi pubblicare. Di come sia riuscito a piazzarne alcuni, poi altri, delle lettere di rifiuto, che erano sempre più di quelle con buone notizie. E con grande generosità parla dei consigli che ha ricevuto e che lui dà a noi. Aggiungendone qualcuno di suo.

Avevo letto più volte diversi decaloghi tratti da questo libro, ma leggerlo è diverso. Anche il famoso “prima stesura con la porta chiusa, la seconda con la porta aperta”, spiegato da lui, ha tutto un altro significato e profondità. E poi il fatto che a volte dica le cose come stanno. E non gli importa se quello che pensa va contro corrente. In un periodo in cui tutti sottolineano l’importanza di una programmazione narrativa, di sapere la trama prima di scriverla, di conoscere la propria storia fin dall’inizio, Stephen King ci dice che lui, proprio lui, di solito non lo sa come si svilupperà la vicenda. A volte pensa che finirà in un modo, ma poi i personaggi si comportano in modo tale da virare verso un finale diverso.

Però, attenzione, questo funziona per lui, non per tutti. Lui è onesto: con lui funziona, ma con molti altri no. E allora ognuno deve trovare il proprio modo.

Ma se ognuno deve trovare il suo personale modo di scrivere, a che cosa serve leggere On writing?

Innanzitutto a farci un bagno di umiltà. Potersi sedere alo stesso tavolo di un gigante, perché di questo si tratta, quello che fa, qualunque cosa sia, la fa benissimo. Che piaccia o no. E non intendo dire che sia uno scrittore sopraffino, ma che sa scrivere e scrive storie che piacciono, be’, mi pare che non ci siano dubbi.

Dicevo che sedersi a tavola con lui e ascoltarlo parlare delle difficoltà iniziali, delle sue debolezze, di come vede la letteratura e la scrittura, secondo me è un privilegio.

Quindi, aspiranti scrittori. Andate in biblioteca, fate un piccolo investimento oppure fatevelo regalare a Natale, compleanno, onomastico, non-compleanno… quando volete, ma leggete questo libro.

Come va di moda dire ultimamente (espressione abbastanza orribile, ma la citerò lo stesso): spunti ne abbiamo? In questo libro sì, a iosa.

Daniela

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