
Due libri, due stili completamente diversi –
Quest’estate ho letto due libri molto diversi tra loro, uno di fila all’altro, e la differenza è stata lampante.
Il primo è “Tutti i colori del buio“, di Chris Whitaker. L’altro è “Strane case“, di Uketsu.
Brevissimamente le due trame, poi ti dico perché:
- Un ragazzo viene rapito e tenuto prigioniero per circa un anno. Durante la prigionia conosce Grace. Quando viene liberato, dedica la sua vita alla ricerca di questa Grace, coinvolgendo anche le persone a lui vicine.
- Una coppia vuole comprare una casa, ma dalla planimetria emergono stanze nascoste e altri dettagli inspiegabili. Approfondendo, emerge un mistero di sangue.
Detta così, per i miei gusti, sembrerebbe più interessante la seconda trama. Il primo libro, in fondo, parla di cose già viste.
E invece la differenza è tutta nel modo di scrivere, non nella trama.
La trama non basta
“Tutti i colori del buio” è un libro che ti coinvolge, ti fa entrare nella storia e camminare coi personaggi anche quando non lo stai leggendo. “Strane case” l’ho finito solo perché è brevissimo, e volevo sapere esattamente cosa fosse successo. Ma è contorto, freddo, per nulla coinvolgente.
Dov’è la differenza
Come avrai intuito dal titolo, è tutta nello show, don’t tell. “Strane case” ci racconta quello che succede, da spettatore esterno. Hai presente la differenza tra Alexa, o Siri, che legge un testo e Pannofino che lo interpreta? Ecco, è la stessa cosa.
“Distolse lo sguardo mentre lui si toglieva la maglietta incrociando le braccia sul davanti”. Poche parole, eppure ci trasmettono tantissimo: il pudore, il disagio e al tempo stesso l’intimità.
O ancora:
“Saint aveva fatto per entrare in casa, ma Norma le aveva posato una mano gentile sulla spalla, con un sorriso triste, e l’aveva condotta lontano da un tipo di trascuratezza che lei non poteva ancora capire”.
Anche qui sentiamo tantissimo senza che nulla venga dichiarato: la trascuratezza, già mostrata nella scena precedente, la premura e l’affetto di Norma per Saint.
L’autore ha evocato. In “Strane case”, invece, troviamo prosa di questo tipo:
“Non appena mi vide, fece un profondo inchino ringraziandomi di essere venuto fino lì insieme alla figlia. Un attimo dopo lanciò un’occhiata a Yuzuki, ma i loro sguardi si incrociarono solo per pochi secondi. Entrambe sembravano molto a disagio”.
Se hai descritto bene la scena, usando i sensi e il movimento, non hai bisogno di dire che erano a disagio. Il lettore lo percepisce.
“Yuzuki cercò di ribattere, ma forse per la tensione le parole le si strozzarono in gola”. Anche qui, perché suggerire la tensione? Se hai costruito bene la scena e l’atmosfera, il lettore la intuisce da sé.
Ecco perché è importante dipingere la scena, farla vivere, come fosse un quadro. Il lettore deve sentirsi dentro, non come qualcuno a cui la si racconta e basta.
Il dettaglio che tradisce l’emozione
Altro aspetto che differenzia i due libri: in uno le azioni sono descritte con “ho fatto”, “ho detto”, “siamo andati”, “abbiamo pensato”. L’autore riferisce quanto avvenuto, come quando racconti a un amico una tua avventura.
Whitaker, invece, ci descrive i dettagli, gli stati d’animo dei personaggi, i tic. Ognuno di noi ha dei tic, verbali o fisici, che non si accorge di ripetere: sono importantissimi per creare la scena, perché rendono il personaggio reale, visibile, concreto, quasi tangibile.
“Saint avrebbe voluto chiedere cosa si provava a perdere ciò che ti dava un senso. Ma forse lo sapeva: diventavi un’altra persona. Un’estranea che dovevi per forza tollerare ogni giorno, sentire e temere.”
Quando descrivi una scena, devi immaginarla, certo, ma non solo fisicamente. Pensa anche a quale emozione vuoi che il lettore provi. Stai descrivendo un campo devastato dalla furia della guerra o un luogo di pace per una coppia? Vuoi che il lettore avverta amore e romanticismo, o ansia e pericolo imminente? Questo determina le parole che userai.
Le parole non sono semplici etichette neutre: sono leve neurologiche. Scegliere quelle giuste significa decidere esattamente quale emozione far emergere in chi legge. E la prossima volta, vedremo esattamente come sceglierle
Daniela