2098

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di Andrea Nero

tratto da ilmiolibro

Erano più di settanta anni che non tornava. Sembrava quasi tutto uguale, ma non lo era per niente. La musica non era più quella, quello che si beveva era totalmente diverso, le luci, gli odori e il modo di parlare era cambiato e spesso faceva fatica a carpire il senso delle singole parole. Eppure erano passati soltanto settanta anni, alla faccia di tutte le previsioni, le cose erano andate molto più velocemente di quello che qualunque legge di Moore avesse previsto.

 

Libro particolare. Più che romanzo è un racconto lungo.

L’ambientazione è in un futuro prossimo, settant’anni circa, negli stessi luoghi che conosciamo, ma che, ci viene detto, sono cambiati completamente. Non viene fornita alcuna descrizione degli ambienti né delle abitudini, e questo è un peccato. Il lettore deve lavorare molto di fantasia. Personalmente mi sarebbe piaciuto avere qualche dato concreto, qualche esempio delle nuove abitudini o del cambiamento sin da subito, invece alcune informazioni arrivano, ma molte pagine dopo essere state introdotte.

Suppongo che l’autore sia un ingegnere amante della fantascienza: affronta con competenza (così pare a me) argomenti di cui ho solo sentito parlare, ma che non conosco. Ritengo a volte eccessiva questa parte descrittiva, anche perché un po’ complicata per questo genere di libro. Per quel che mi riguarda bastava una spiegazione ancora più semplice.

Secondo me l’idea è buona, l’ambientazione potrebbe funzionare (ripeto: qualche descrizione del paesaggio e dei personaggi non toglie spazio né al libro né all’immaginazione del lettore), però a mio avviso ci sono ancora diversi aspetti da migliorare, per renderlo veramente intrigante. Un maggior approfondimento dei personaggi, meno salti e maggior distinzione delle realtà, meno ripetizioni (anche se si vede e apprezzo l’attenzione data alle parole), meno scienza e meno citazioni.

Altra nota personale: apprezzo molto l’importanza data al nostro cervello rettiliano (mi perdoni l’autore per la mia inesattezza nell’utilizzo dei termini) e del riconoscimento della necessità della violenza nella nostra epoca. Non siamo ancora abbastanza evoluti per farne a meno, purtroppo. Infine, ha poco a vedere con il contenuto del libro, ma mi piace molto la semplicità della copertina.

 

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