Abbacinante – l’ala sinistra, di Mircea Cărtărescu

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Abbacinante – l’ala sinistra

di Mircea Cărtărescu

a cura di Bruno Mazzoni

Edizioni Voland 

Dal sito dell’editore

Affresco grandioso di una città, di un periodo storico, di un’infanzia, questo romanzo è un viaggio nelle viscere oscure di una Bucarest abitata da creature impastate di sogno e violenza, tra periferie industriali, suggestivi quartieri in rovina e palazzi sventrati.
Un libro-caleidoscopio in cui lo sguardo si trasforma in prisma poetico e la realtà si ricompone per frammenti attraverso impressioni, sensazioni e allucinazioni, in una trascinante cavalcata da Bildungsroman di fine regime.

Recensione

Avevo letto da qualche parte che non è possibile recensire Cărtărescu, e questo libro in particolare. Non ricordo nemmeno chi lo abbia scritto, ma devo dargli ragione.

Il libro è un lungo racconto, un viaggio tra realtà e sogno, descrizioni oniriche di esperienze, vissuti, ricordi, sensazioni e sentimenti. Non si capisce quando finisce la realtà per scivolare nel sogno. È un libro da leggere con calma, per assaporare e farsi coinvolgere dalle mille immagini evocate, dai personaggi che popolano questo mondo in cui reale e immaginario camminano a braccetto.

Del resto Cărtărescu ce lo dice subito, nella prima pagina:

“Mi sentivo davvero me stesso soltanto a luce spenta”

e che cosa si può fare a luce spenta se non prendere la realtà e manipolarla, rigirarla e rimodellarla con l’aiuto della fantasia, per creare nuovi scenari, nuovi incontri e avventure?

“Non è descrivendo cose andate che si scrive il passato, ma parlando dell’aria nebbiosa che da esso ci separa.”

L’autore ci porta a spasso dove decide lui, senza che il lettore abbia la possibilità di intravedere o intuire la direzione. Anche se sembra passi sempre dagli stessi posti, che il punto di partenza sia il medesimo, il suo girovagare tra i ricordi e per le vie di Bucarest non smette di sorprende e di disegnare affreschi variopinti e intricati, come il tatuaggio sulla testa di Anca. Come quei mosaici composti da migliaia di foto che vanno a comporre un paesaggio, una persona, una storia, che a sua volta compone qualcosa di più grande ancora. E se invece vogliamo fare il viaggio inverso, dal grande individuare ogni minimo dettaglio, ci prederemmo nel dedalo di storie che vedremmo. Il libro di Cărtărescu è un po’ così: un mosaico composto da tessere che sarebbero già complete, ma che insieme ci danno un’immagine diversa e imprevedibile, senz’altro meravigliosa e stupefacente.

“Adesso, stando ai vecchi, siccome non era il corpo, bensì l’anima umana a suscitare bramosi di tutte le forze della Creazione, tanto di quelle luminose che di quelle ostili, e poiché l’ombra non è altro che l’anima, appunto, bastava immolare l’ombra. Pertanto quando si edificava una casa, quando si attraversava un fiume, quando si costruiva un ponte, si offriva ai geni minacciosi dei luoghi le ombre di esseri umani vivi al posto degli antichi sacrifici di carne e sangue.”

“Nonostante tutto noi stiamo tra il passato e l’avvenire come un corpo vermiforme di farfalla tra le sue due ali. Possiamo utilizzarne una per volare, perché abbiamo inviato i nostri filamenti nervosi alle sue estremità; quanto all’altra, non la conosciamo, quasi fossimo privati dell’occhio che guarda dalla sua parte. Ma come possiamo volare con un’ala sola?”

Daniela

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