Il libro dell’amico e dell’amato, di Raimondo Lullo

Lullo

 

Il libro dell’amico e dell’amato

Ed. Qiqajon

Dalla pagina dell’editore:

Quest’opera, raro esempio di poesia mistica in lingua catalana, descrive la relazione dell’essere umano, l’amico, con il trascendente, l’amato, e il legame che li unisce, l’amore: è un libro che ancora oggi ci colpisce perché capace di esprimere un sentimento universale, un desiderio che resiste all’erosione del tempo e della storia. Chiunque, a un certo punto della sua vita, abbia sperimentato in sé la segreta forza dell’amore, sarà commosso da queste parole: vi si riconoscerà e si sentirà compreso, scorgendo in esse i movimenti del proprio cuore.

Raimondo Lullo (Palma di Maiorca 1232-1316) è stato uno degli autori più noti e prolifici del medioevo. Le sue innumerevoli opere, scritte in catalano, latino e arabo, abbracciano ogni aspetto dello scibile del suo tempo. Fondò nel 1276 la prima scuola di lingua araba a scopi missionari.

Recensione

Come già scritto sopra, questo libro non è un romanzo, è una raccolta di versetti, 357, scritti per descrivere il rapporto tra l’amico e l’amato.

Per capire che cosa intende l’autore, bisogna specificare che l‘amico è la persona, l’amato è Dio, mentre l’amore è il vincolo che li unisce. Tenendo a mente questa traduzione dei termini, si può iniziare a leggere l’opera.

In realtà sono doverose altre premesse che, giustamente, vengo inserite nell’introduzione al libro. Senza un’adeguata cornice storico culturale e senza una contestualizzazione corretta, la lettura risulta di più difficile comprensione.

Fa parte di un’opera più ampia, il Llibre d’Evast e Blanquerna, si tratta quindi di un libro nel libro che “può essere considerato vero e proprio motore della vicenda, suo messaggio profondo, dato che Lullo a esso conferisce il compito di trasmettere l’ineffabilità dell’esperienza mistica” (dalla nota alla traduzione di Federica D’Amato). Si rifà alla tradizione catalana, trovadoristica e dei dervisci musulmani, ma meglio di me lo scrivono Francesc Torralba Rosellò e Federica D’amato.

La casa editrice Qiqajòn ha deciso di pubblicare l’opera in una nuova veste e traduzione in occasione dei 700 anni della morte dell’autore e l’Agenzia Edelweiss ce l’ha presentata come opera particolare, medievale eppure molto attuale.

Nonostante il tema non sia tra i miei preferiti, mi avevano incuriosita e ho deciso di cimentarmi.

Non conosco la poesia catalana, la tradizione trovadorica né i sufi dei dervisci musulmani, però ho ritrovato somiglianza con i Sutra buddisti. Allo stesso modo sono composti in versetti, legati uno all’altro, secondo uno sviluppo della “storia” narrata, eppure ognuno completo in sé. Nella lingua di origine sono senz’altro più semplici da memorizzare, ma anche tradotti, gli uni e gli altri (Lullo e i Sutra), mantengono il loro fascino e, ciò che è più importante, la loro potenza narrativa, la capacità di trasmettere il messaggio.

In entrambi i casi il lettore deve ‘tradurre’ alcuni concetti, alcune parole, deve sapere che cosa intende l’autore, ma in entrambi i casi, una volta che la ‘traduzione’ è chiara, la lettura è un’esperienza che cambia. Lo dico sinceramente: credo che sia giusto che ognuno di noi legga queste opere nella versione che gli è più vicina, a me Lullo risulta un po’ lontano, perché non rientra nel mio credo, ma lo capisco. Comprendo quello che dice e che vuol trasmettere, ma su di me hanno più presa altri versi di altra filosofia. Continuo con il parallelo perché è il modo in cui io ho letto quest’opera: molti concetti non corrispondono (nel buddismo non esiste un dio e più che di amore si parla di compassione), ma altri sono simili o uguali, sebbene con parole diverse:

61. Domandarono all’amico dove fosse iniziato il suo amore. Egli rispose che era nato dalla nobiltà del suo amato, e che da quel punto era passato ad amare se stesso e il prossimo, e a non amare più menzogna e rovina.

Ancora una volta Federica D’Amato ci propone un libro che è da leggere e da rileggere. In questo caso è un libro su cui meditare, dove per meditare intendo ‘familiarizzare’ (ancora una volta attingo al Buddismo per spiegare che cosa voglio dire). Leggere uno, due o pochi versetti alla volta, cercare di capirli veramente, soffermarsi a ragionarci sopra finché la loro realtà non diventa evidenza anche per noi, finché ciò che l’autore ci dice entra a far parte della nostra vita in maniera spontanea e naturale. Meditare sul significato è farlo proprio. Si può anche decidere di leggerlo senza soffermacisi e sarà comunque una lettura ricca, che lascerà qualche cosa nel lettore. In ogni caso è una lettura che non delude.

Avevano ragione quando ce l’hanno proposto: nonostante sia datato, è molto attuale.

Dalla Prefazione:

In definitiva, il Libro dell’amico e dell’amato è un’opera che rivela l’amore nel senso più genuino del termine, un libro che ancora oggi ci colpisce perché capace di esprimere un sentimento universale, un desiderio che resiste all’erosione del tempo e della storia.

Ma al di là della lettura strettamente mistica e teologica, i versetti lulliani possono leggersi anche in chiave laica. Qualsiasi persona che, a un certo punto della sua vita, abbia sperimentato in sé la segreta forza dell’amore, sarà commossa nell’avvicinarsi a questo libro meraviglioso, perché da esso si sentirà compresa e potrà riconoscervisi, scorgendo nei versetti lulliani i movimenti del proprio cuore.

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