L’isola degli idealisti – di Giorgio Scerbanenco (La Nave di Teseo)

L’isola degli idealisti

di Giorgio Scerbanenco

La Nave di Teseo

Dal sito dell’editore

“Sull’isola della Ginestra, un piccolo scoglio verde al centro di un lago, la villa della famiglia Reffi è il rifugio sicuro per il vecchio Antonio, medico otorino dall’ironia affilata, e i suoi due figli. Carla, la maggiore, si dedica alla scrittura tra le frecciatine del genitore. Celestino, il fratello minore, è diventato medico per esaudire le preghiere del padre ma preferisce rivolgere il suo intuito alla matematica. Con i cugini spiantati Vittorio e Jole e le due domestiche, gli abitanti del Ginestrin sono al completo. La vita sull’isola scorre tranquilla fino a quando sulle sue rive non approdano due ladri d’albergo in fuga dalla polizia: Guido, giocatore d’azzardo con la passione per la pittura e Beatrice, bella, sfacciata e fatale. L’arrivo dei due latitanti e le loro rivelazioni incrinano il mondo perfetto dei Reffi, che si ritrovano l’uno contro l’altro di fronte a un dubbio morale: denunciare i due ospiti o dare loro una possibilità di riscatto? È l’inizio di un vortice di tensione che sconvolge la quiete dell’isola e gli animi dei suoi abitanti, che tra amori impossibili, fughe, bugie e invidie dovranno fare i conti con la loro più vera natura. Un libro perduto durante la Seconda guerra mondiale e ritrovato nell’archivio di famiglia, un romanzo inedito nello stile del migliore Scerbanenco: tagliente, ironico, sensuale. Il ritorno del maestro del noir all’italiana.

Recensione

Ci sono alcuni autori che non puoi non amare. Per me, con alcuni, è amore a prima lettura. E non deludono (quasi) mai.

Scerbanenco è uno di questi. Credo che non mi stuferei mai del suo stile, della sua ironia, della sua eleganza, della sua caratterizzazione dei personaggi, delle situazioni che inventa. Più di tutto l’ironia. Meraviglioso!

Non accadeva mai nulla, al Ginestrin. Era una terra, rarissima, senza avvenimenti. Si viveva soltanto, e questo era già molto.

In questo libro, la cui storia, della sua perdita e del suo ritrovamento, meriterebbe un articolo a parte e che ci viene raccontato nella prefazione dalla figlia, ci racconta la vita sul Ginestrin. Un isolotto in mezzo a  un lago. La vita lì scorre tranquilla, senza scossoni. Antonio Reffi vi abita con i due figli, Carla e Celestino, e poche altre persone. Una sera due fuggiaschi, ladri d’albergo inseguiti dalla polizia, chiedono ospitalità per la notte. Celestino, uomo razionale, amante della matematica, convince il padre e la sorella a non denunciare i due, Guido e Beatrice. Propone un esperimento: non li denunceranno, anzi, li ospiteranno a casa loro per un anno, in cambio però i due dovranno seguire un trattamento riabilitativo all’onestà. Celestino vuole provare a insegnare loro a essere onesti. Se non accettano il patto, possono tranquillamente lasciare l’isola accompagnati dal Maresciallo.

“Sentite,” fece Celestino, “a me piace andare in fondo alle cose. Se sbaglio, pazienza. Per questo volevo consegnarvi al maresciallo, ieri sera, perché tenervi qui e poi lasciarvi andare non sarebbe servito a niente. Sareste stati presi un giorno o un mese dopo, ma è sicuro che vi avrebbero preso. Tanto valeva quindi consegnarvi subito alla giustizia.” “Può darsi.” “Ora ho pensato di evitarvi l’arresto, ma perché ho in mente una cosa.” “Che cosa?” “Insegnarvi a essere onesti, a essere onesti e sinceri.”

I due accettano, ma solo perché non vogliono finire in prigione. Celestino si impegna, calcola tutto, le probabilità di riuscita, che loro scappino, che non si ravvedano…. e sembra che nulla lo possa turbare. Così come sembra che l’ironia tagliente di Antonio, il padre, renda questi immune dalle delusioni o dagli entusiasmi. E Carla ci sembra svampita, in un mondo tutto suo, lontano dalla realtà. Lei, scrittrice famosa, che se ne sta rintanata al Ginestrin, senza incontrare mai nessuno.

Scerbanenco ci presenta tutti i personaggi, e poi ce li fa conoscere. Compreso Pangloss, il cane, a cui Celestino cerca di insegnare i numeri fino al 10.

E così, tra una lezione di onestà e considerazioni ironico-filosofiche, Scerbanenco ci fa vivere sul Ginestrin. Ne sentiamo la pace, la tranquillità. E verrebbe voglia di andarci: in fondo accadono più cose lì che nella nostra vita quotidiana! Lo stile elegante, sempre.

Lo si lasciò stare, lo si abbandonò, senza comprendere le vere ragioni di quel suo stato d’animo. Che erano puerili: l’estremo risentimento da lui prova to per il giudizio negativo dato da Carla sulle sue poesie, e la gelosia per l’interesse che i Reffi avevano per Beatrice e Guido. Era egli uno di quei caratteri che non perdonano nulla a nessuno e a niente; sarebbe stato capace di portare rancore a un gradino in cui fosse inciampato.

Un libro che ci racconta alcune assurdità umane, alcune debolezze e certi punti di forza. Celestino, con la sua pacatezza e i suoi modi razionali, ma mai sgarbati o arroganti, mette a nudo le persone. Antonio sottolinea le contraddizioni e i tic degli altri protagonisti. E Carla riesce a vedere il buono in tutti, così tanto da farle emergere, poi, nella realtà, queste qualità.

Un libro che sembrava perduto, e invece no, eccolo qui per noi.

Io sono contenta che La Nave di Teseo abbia deciso di ripubblicare tutti i libri di Scerbanenco, a partire da questo inedito. 😁

Daniela

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