Il potere del nulla, di Alexandra David-Néel

potere del nulla

Il potere del nulla

di Alexandra David-Néel

Edizioni Voland

Oggi voglio fare una cosa particolare: voglio dedicare questa recensione a un mio amico. A G., che oggi compirebbe 40 anni. Con lui avevamo progettato un viaggio in Tibet, che poi è saltato e che adesso non potremo mai più fare.

A lui dedico questo libro, ambientato in quelle terre lontane, così diverse da noi. A lui dedico “Il potere del nulla“, non l’avevo previsto, ma adesso che l’ho deciso, mi rendo conto che forse è la miglior scelta che potessi fare.

Sorgono nello spirito 

E nello spirito sprofondano

Milarepa

Sinossi:

Munpa, discepolo e servitore di un santo eremita, trova il suo Maestro assassinato. Pieno di dolore e di rabbia si mette sulle tracce dell’omicida. I mille sviluppi della sua indagine lo porteranno dal Tibet in Cina, dalla prigione a un monastero, da una zuffa al letto di una locandiera. Un detective improvvisato alle prese con un misto di superstizione e logica, di ingenuità e furbizia. Scritto da Alexandra David-Néel e dal figlio adottivo, il Lama Yongden, il romanzo è ricco di colpi di scena e pervaso di filosofia orientale.

Recensione

Ho chiesto di leggere questo libro, l’ho scelto nel catalogo della Voland, la casa editrice. Mi incuriosiva, volevo capire come potesse l’autrice aver ambientato un omicidio nelle terre del Tibet, che nella mia immaginazione sono, erroneamente, pacifiche. Erroneamente perché non sono tutti monaci, lama, o gomchen. I pastori nomadi sono dediti a razzie e altre violenze, o almeno lo erano al tempo in cui il romanzo è ambientato. Ma ciò non toglie che per me il Tibet sia la patria di uomini di pace.

“Buddha, discepoli e divinità vi apparivano immutabilmente sereni, fuori dal vortice delle ridicole attività alle quali si dedicano gli esseri nati dal desiderio e la cui sostanza è il desiderio. A Dunhuang si respirava la pace.”

Mi aspettavo atmosfere dolci, contemplative, meditative, di pace e amore, mi immaginavo il lama colloquiare e illuminarmi attraverso le pagine. Be’, ovviamente non è andata così. I protagonisti non brillano di intelligenza (a differenza del solito, dove io mi sento anche un po’ indietro), quindi non si può nemmeno dire che sia una specie di poliziesco in cui vanno alla ricerca di indizi che alla fine indicano l’assassino.

E allora che cos’è? È un bel libro, in cui da subito scopriamo l’assassino, lo seguiamo, viaggiamo con lui. E poi viaggiamo con colui che gli dà la caccia, per recuperare la pietra preziosa che riporterà in vita il suo Maestro. Il viaggio apparentemente non ha senso, ma il lettore ha la possibilità di conoscere veramente certe usanze di quelle terre lontane, credenze e superstizioni. Non mancano frasi enigmatiche, o piccole perle di cui far tesoro.

“Sono sul ponte che attraversa il torrente e, prodigio!, non è l’acqua a scorrere sotto il ponte, è il ponte a essere sull’acqua. Una nuvola di polvere si alza dall’oceano e il frastuono delle onde si ode sulla terra.”

E alla fine, solo alla fine per quel che mi riguarda, capisce il senso del titolo, come tutti giriamo intorno al vuoto, convinti che sia pieno. Convinti che ci stiamo affannando per qualcosa di concreto, che ci cambierà la vita, sicuramente qualcosa per cui valga la pena lottare e soffrire. Per poi renderci conto che non c’è niente, che erano concetti vuoti: il potere del nulla!

“Tutti si erano affannati intorno al vuoto, mossi dal potere del nulla!”

Daniela

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