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“Di spalle a questo mondo” di Wanda Marasco (Neri Pozza)

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Premio Campiello 2025, Premio Costa Smeralda 2025, finalista al Premio Strega: con “Di spalle a questo mondo” (Neri Pozza 2025) la scrittrice Wanda Marasco ha fatto parlare molto di sé. È anche stata più volte al centro dell’attenzione nel gruppo Facebook “Billy il vizio di leggere”, che spesso ha valorizzato voci autoriali fuori dal coro sotto la guida di Angelo Di Liberto.

Cos’è “Di spalle a questo mondo”

Mi sono decisa ad ascoltare l’audiolibro di “Di spalle a questo mondo” su Audible, letto dall’attrice napoletana Anita Zagaria, quando ho capito che il libro raccontava di Ferdinando Palasciano, uno dei padri spirituali della Croce Rossa Italiana.

La narrazione inizia, in realtà, dalla fine: da quando il chirurgo comincia a dare i primi segni di cedimento a una forma di demenza che lo porterà in manicomio.

Siamo ormai nel 1886: ha passato i 70 anni di vita, il grosso della sua carriera è fatto. È stato ufficiale medico dell’esercito durante i moti insurrezionali del 1848, è stato consultato per la ferita di Garibaldi, ha pubblicato la memoria “La neutralità dei feriti in tempi di guerra” (1861) che fu una delle basi della Convenzione di Ginevra del 1864, con la quale nacque la Croce Rossa.

Il romanzo alterna due linee temporali: quella del presente e quella che rievoca il passato, con flashback che a volte si intrufolano nella narrazione o nella mente del protagonista.

Punti di debolezza

Quando ci si avvicina a “Di spalle in questo mondo” bisogna sapere che non è una biografia, né una biografia romanzata, né un romanzo biografico. È un romanzo suggestivo, multilingue, spesso sfuggente, a volte impenetrabile, che prende spunto da fatti veri e li penetra nelle loro dinamiche più profonde e nascoste. È scritto in italiano, in napoletano, da un narratore interno, da un narratore esterno, con il discorso diretto, con il discorso indiretto libero.

A metà libro ho sentito l’esigenza di cercare su internet informazioni sul protagonista, perché la storia mi è sembrata indugiare molto, forse troppo, sul rapporto fra i due coniugi e la devozione con cui lei lo ha assistito alla malattia. Eppure, buona parte della narrazione è affidata all’io narrante di Olga de Wavilow: avrei dovuto immaginare sin dall’inizio che sarebbe stata una narrazione soggettiva, privata.

Il risultato è che il lettore che sta cercando un filo lo può perdere, e ci può mettere anche un po’ di tempo a orientarsi tra gli andirivieni temporali.

Però, però, però…

Al centro c’è la malattia mentale del protagonista. Wanda Marasco è molto brava ad evocare la frammentarietà e il mistero di chi non pensa più in ordine. Le frasi sono sincopate, alcuni aggettivi molto incisivi. Mi ha ricordato, per esempio, il valore di molte parole in disuso, come nella descrizione di una notte “illune”, o la bellezza della lingua italiana in certi ritmi.

“In ogni caduta c’è una purezza”

La preparazione di Wanda Marasco è senz’altro molto accurata. Per questo, le parti che ho preferito in “Di spalle a questo mondo”, sono state quelle che si muovevano in eventi precisi, come i moti risorgimentali o il mistero che avvolge la sepoltura di Giacomo Leopardi. Personaggi come Antonio Ranieri (sì! Quell’Antonio Ranieri) o Giuseppe Garibaldi pure se visto da lontano mi hanno affascinata moltissimo.

“Poteva dirlo anche a sé stesso: non si finisce mai di conoscere la forma del dramma in cui si sprofonda.”

Per inciso: le informazioni più importanti sul protagonista, quelle scritte su tutti i profili biografici, alla fine arrivano, forti e chiare. Ma la posizione che occupano lasciano intendere che non è quello l’oggetto del racconto. L’impressione è che l’oggetto del romanzo sia prevalentemente il decadimento mentale e l’oscurità in cui esso si muove. Emerge dolorosa la pìetas verso la sorte di un uomo così lucido e determinato e verso la sua caregiver, la quale secondo le leggi dell’epoca non meritava un posto accanto a lui nel cimitero solo perché donna.

Cristina Mosca

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