
Uno dei gioielli più scintillanti di casa Ianieri è la collana “Comete – Scie d’Abruzzo” curata da Peppe Millanta. Ne posseggo alcuni volumetti, ma “Passeggiate anarchiche” di Valentina D’Addazio (settembre 2025) è il primo che ho letto.
Ringraziamo la casa editrice per la copia cartacea ricevuta in omaggio.
Cos’è “Passeggiate anarchiche”
Virgilia D’Andrea, Carlo Tresca e Umberto Postiglione sono tre pensatori dell’entroterra abruzzese, che all’inizio del Novecento hanno dovuto cercare una loro dimensione altrove perché anarchici. Avevano idee rivoluzionarie: aspiravano a un modello di governo senza la monarchia, troppo lontana e repressiva, e più tagliato addosso ai cittadini e ai lavoratori.
Le loro idee a sostegno del popolo trovarono più spazio in America: i primi due, infatti, hanno dovuto emigrare lì, mentre il terzo dall’America è tornato per fondare, dopo la prima guerra mondiale, due scuole libere nell’entroterra.
“Passeggiate anarchiche” ci racconta bene il contesto storico in cui i tre si muovono, si sofferma singolarmente sulle loro vite e soprattutto dedica un vero e proprio itinerario ai loro movimenti in Abruzzo, con foto e piccole mappe. Sono presenti sia i luoghi in cui hanno operato, sia i luoghi che ancora oggi li ricordano.
Punti di forza
La precisione della sintesi nonostante le pagine siano poche (118 in tutto) riesce a lasciare un quadro molto chiaro del periodo storico e delle motivazioni in cui si sono mossi i tre attori. I QR code che accompagnano alcuni approfondimenti danno una bella dinamicità. Ve lo mostro in questa videorecensione.
In particolare mi hanno colpita le figure di Virgilia D’Andrea e Umberto Postiglione, che si sono mossi all’interno del mondo scolastico: la consapevolezza che l’ignoranza è la breccia attraverso cui passa l’oppressione li ha spinti a formare una generazione di persone libere perché istruite. Carlo Tresca, invece, è stato soprannominato il “freelance della rivoluzione”. Avrò presto occasione di parlarvi di nuovo di lui, con una nuova lettura.
Ho riempito “Passeggiate anarchiche” di piegature, perché mi ha dato molti spunti non solo per conoscere meglio il mio territorio, ma anche per ulteriori ricerche e luce su un periodo storico che trovo sempre troppo poco battuto in letteratura.
Cristina Mosca