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Finché non aprirai quel libro – Michiko Ayoama

Cara Michiko,

forse avrei dovuto ascoltare i tuoi libri a distanza dall’ascolto della serie “Finché il caffè è caldo”, perché, purtroppo, il paragone è stato inevitabile.

Interessante l’idea della biblioteca e il fatto di ritrovare i personaggi nelle varie storie, così da chiudere tutti i cerchi, però, te lo dico in tutta sincerità, l’ho trovato piatto e noioso.

Non sono riuscita a sentire i personaggi. Il famoso “show, don’t tell” dov’è?

Descrivi quello che fanno, ma non mi dai la possibilità di entrare nel personaggio, non sento mai veramente la loro sofferenza, la loro disperazione.

La sola sofferenza è stata la mia, testarda come sono volevo ascoltare tutto, sperando ci fosse un guizzo finale che mi facesse rivalutare e cambiare idea.

Invece no. Piattume fino alla fine. Il conflitto è accennato: intuibile, ma mai viscerale, profondo, dilaniante.

E, guarda, non è davvero colpa del lettore che è uno dei migliori (tra l’altro lo stesso dell’altra saga).

È che proprio, secondo me, devi lavorare di più sul fare emergere le voci dei personaggi.

Farmi sentire le loro emozioni, non dirmele. Io devo sentire qualcosa nello stomaco perché non sanno che cosa fare della loro vita, come realizzare i propri sogni. Voglio sentire l’impotenza e la frustrazione davanti alla cliente impossibile. Voglio voler urlarle contro.

E invece qui il nulla. Occasioni perse.

E poi, sinceramente, la bibliotecaria è esagerata come macchietta.

Ecco, ci voleva qualcosa di più credibile

Quindi no, non consiglierò il tuo libro ai nostri lettori

Daniela

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