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“La casa degli spiriti” di Isabel Allende (Feltrinelli)

Come non parlare di questo classicone del realismo magico, e come, allo stesso tempo, parlarne senza dire cose già dette? “La casa degli spiriti” è un libro di successo di Isabel Allende del 1982, che io ho letto, dopo averlo rimandato per anni, nell’edizione Feltrinelli del 2000.

Da “La casa degli spiriti” è stato tratto un film nel 1993 con un cast stellare: parliamo di Jeremy Irons, Glenn Close, Winona Ryder, Antobio Banderas, e naturalmente Meryl Streep, il cui volto mi ha tormentato per tutta la lettura, e da Meryl Streep a “Mamma mia!” è un attimo…

All’inizio del 2026 è stato rilasciato un adattamento in serie, pare un po’ più fedele del film; per dirne una: nel film Clara ha una figlia sola, nel libro e nella serie invece ha anche due gemelli maschi.

Cos’è “La casa degli spiriti”

Se per comodità vogliamo ascrivere “La casa degli spiriti” a un genere, non sbagliamo se parliamo di romanzo famigliare. Attraversiamo quattro generazioni, ma la maggior parte della storia ruota intorno a Clara. Lei è una sensitiva e la sua casa diventa un ricettore di forze soprannaturali: la raggiungono anche tre sorelle che praticano occultismo, oltre che da fantasmi vari, visioni e preveggenze.

Questa, però, è solo una peculiarità di Clara. Il romanzo non parla di esoterismo e poltergeist. Ci propone una grande parte di Novecento in cui la Storia sovverte gli status, modifica i caratteri, interviene duramente sulle dinamiche sociali. E allo stesso tempo fa scorrere, sotterraneo, un fiume di amore delicato e inerme.

Punti di debolezza

“La casa degli spiriti” è un libro tecnicamente pieno di difetti. Per prima cosa è smisuratamente lungo: potrebbe benissimo finire con la morte di Clara, che è la vera protagonista. Inoltre, ci sono amori e rapporti tra i personaggi che sembrano voler promettere una sottotraccia e poi invece svaniscono nell’aria. Infine, vi anticipo che ci sono cambi rapidi di narratori, almeno tre dei quali in prima persona, e solo alla fine ci si riesce a raccapezzare.

Già dal titolo capiamo che non si troveranno cose tanto normali. Essendoci di mezzo il realismo magico, occorre sospendere ogni giudizio e ogni accenno di incredulità. Vi dico anche, però, che ho trovato manifestazioni di realismo magico molto più spinte, in altri autori sudamericani, quindi non temete; messo a confronto con loro, questo di Isabel Allende è puro Verismo.

La sorpresa è che è facile perdonare tutti questi difetti, perché si viene vinti dalla delicatezza dell’amore che alla fine permea tutti i personaggi.

Però, però, però…

“La casa degli spiriti” è un libro affascinante e ipnotico, che ha i suoi punti di forza nella scrittura, semplice e ricca di anticipazioni, e nel tono empatico, ironico. Riesce a presentare i soprusi fisici e morali con una leggerezza di facciata che crea un contrasto memorabile, nella mente del lettore. Nella narrazione, inoltre, ci sono molte scene tragicomiche, che arrivano in momenti inaspettati e si divertono a disorientare il lettore.

La seconda parte del libro sembra cambiare ritmo, probabilmente perché coincide con la parte di Novecento che Isabel Allende ha vissuto di persona, e sa essere rude, coinvolgente, terribile, fiduciosa. Questo libro porta a galla emozioni contrastanti e un affetto per i personaggi che restano anche dopo aver chiuso l’ultima pagina.

Cristina Mosca

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