
Un libro bellissimo che vede due titani a confronto è “La famiglia Manzoni”, scritto da Natalìa Ginzburg, che è stato pubblicato nel 1982 da Einaudi e che ho ascoltato su Storytel, letto da Anna Bonaiuti.
Di Natalìa Ginzburg abbiamo recensito “Le piccole virtù” e “Lessico famigliare”. Su Manzoni abbiamo recensito anche “Le due mogli di Manzoni” di Marina Marazza.
Cos’è “La famiglia Manzoni”
Per espressa decisione della scrittrice, il libro biografico “La famiglia Manzoni” si occupa di Alessandro Manzoni e dei suoi famigliari e non di critica letteraria.
Attingendo dagli epistolari, dalle biblioteche e da opere biografiche, Natalìa Ginzburg disegna, di moglie in moglie, un figlio dopo l’altro, le silhouette e i destini di tutte le persone a Manzoni più vicine.
Punti di forza
Bello, bello, bello! Non sarò credibile, in quanto appassionata di biografie, ma mi ha coinvolta tantissimo questo sbirciare nelle malattie continue, nei problemi di soldi, nella struggente, sistematica perdita di famigliari. Ho amato questo libro e la lettura asettica e cadenzata di Anna Bonaiuto ha aumentato la distanza fra l’autrice e il suo oggetto di studio.
Mi è piaciuto trovare una biografia vera e propria, che rispettasse assenze e vuoti – come li chiama la Ginzburg – e non lavorasse troppo di fantasia. Mi sono emozionata di fronte alle lettere che chiedevano di essere bruciate e che invece sono state conservate; o di fronte alle lettere che rispondono a qualcosa che non sappiamo.
Ho trovato bellissimo questa operazione quasi archeologica e ho amato questa storia, con tutti i segreti che non sapremo mai.
Però, però, però…
Se si sceglie questo libro perché si cerca Natalìa Ginzburg, non la si troverà. La scrittrice decide di esporsi poco, restare invisibile. Si fa biografa accurata e gentile, propone gli scambi di epistole aggiungendo le informazioni che ci mancano e, non esistendo registrazioni, sceglie anche quelle espressioni vivide e dialettali che permettono di immaginare i personaggi a tutto tondo.
La Ginzburg, qui, è rispettosa regista e non creatrice di storie. Lo spiega anche lei nell’introduzione: è la prima volta che scrive un libro del genere. Non l’avrebbe fatto senza la sua amica Clorinda Gallo, profonda conoscitrice della famiglia Manzoni. Il suo marchio è costituito dalla serietà verso la vita e la tenerezza verso le vicende tragiche famigliari.
Per questo si ha un lavoro pulito, scorrevole e ordinato, che consiglio tantissimo.
Cristina Mosca