
Voi crederete che “L’alba del 2 giugno” di Sarah Pellizzari Rabolini (Morellini 2024) contenga una storia di cui già conosciamo il finale. L’ho creduto anche io arrivando a metà, tanto da annunciarlo nel video che ho registrato per il 2 giugno, ottantesimo anniversario del voto alle donne.
Invece, questo libro contiene un lieto fine soltanto in prospettiva e sta qui la sua originalità e il suo valore.
Ringraziamo l’autrice e Stefania Massari Communication per la copia cartacea ricevuta in omaggio.
“L’alba del 2 giugno” è un libro della collana “Varianti” diretta da Sara Rattaro e Mauro Morellini.
Cos’è “L’alba del 2 giugno”
Lo ammetto, mi spaventavano le sue 364 pagine e per questo ne rimandavo la lettura, ma alla fine si è rivelato una bella storia, strutturata bene e con tante cose da dire.
L’amicizia tra Irma e Lorenza rappresenta le due anime dell’epoca in cui è ambientato. Siamo nelle ultime decadi dell’Ottocento, quando, dopo aver “fatto l’Italia”, si dovevano “fare gli italiani”. Anche le italiane volevano il posto che meritavano.
Irma è la protagonista innovatrice, ispirata dalle grandi donne del tempo che a Milano si facevano promotrici di nuove idee con pubblicazioni e incontri culturali. Un esempio è Anna Maria Mozzoni: alcuni dei suoi testi possono essere scaricati legalmente qui.
Lorenza, al contrario, è la donna tradizionale, pragmatica, che non vuole restare isolata nel non convenzionale o rischiare la disgrazia nel rifiutare un matrimonio.
Irma aiuta Lorenza ed entrambe si vogliono un bene dell’anima, ma allo stesso tempo si scoprono su due piani inconciliabili. Una differenza fondamentale è nel fatto che Irma è benestante, Lorenza no. Quale futuro le aspetta?
Recensione
A corollario della storia d’amicizia fra Irma e Lorenza ci sono i due amori di Irma: Piero rappresenta la semplicità e l’autenticità, Lucio unisce il progresso e il convenzionale.
Eppure, seppure corpose, nessuna di queste due è la storia principale. Al centro de “L’alba del 2 giugno” c’è la fatica del pioniere. Le storie di Irma e Lorenza sono dichiaratamente ispirate, tra le altre, a quella della Mozzoni, Adelaide Cairoli e Maria Antonietta Torriani (alias Marchesa Colombi). Rappresentano in maniera empatica e profonda un coro di storie, perse nel fiume del tempo, che vibrano di fermento, piccoli successi, stalli e delusioni lungo la strada per l’emancipazione.
“(…) le aveva suggerito di non esagerare. (…) le aveva detto chiaramente che non doveva essere un uomo, ma solo una donna capace come un uomo: era questo che doveva dimostrare”
L’ho trovato un libro strutturato bene, con forse qualche colpo di scena un po’ frettoloso nell’ultima parte, ma originale e per niente scontato nel finale. Viene resa molto bene la società del tempo, di questo lembo di Storia che è rimasto schiacciato tra il Risorgimento e le due guerre.
Cristina Mosca