
Promosso, ma con riserva
Il finale si scrive da sé, ma a volte sarebbe meglio cambiarlo. E renderlo meno piatto.
Il finale, che non è proprio il finale, insomma, la parte dove si scopre l’assassino, non mi è piaciuta.
L’ho trovata poco originale, poco interessante e, come capita spesso, tesa più a scioccare il lettore, a fargli dire “non può essere!”, che a essere coerente con il resto della storia. Con un movente ridicolo, rispetto alla storia creata.
E non un vero colpo di scena. Prevedibile.
Tutto il resto del libro “Il finale si scrive da sé” sì, vale la pena
Avvincente, interessante e surreale al punto giusto.
Però, ecco, era molto più bello mentre lo leggevo, prima di scoprire il colpevole, che una volta finito, rileggendo la storia e conoscendo già il colpevole.
E avrei preferito un accenno ai finali inventati dagli autori, mi sarebbe piaciuto più quello del quasi finale vero e proprio.
Quello, è stata proprio una delusione. Piatto.
Senza senso.
Peccato, perché le due autrice hanno imbastito e costruito una bella storia, in un’atmosfera intrigante. E dei bei personaggi (quasi tutti).
No, non spoilero, voglio sapere se sono l’unica a essere rimasta delusa dal finale
La storia in breve: 6 autori sono invitati su un’isola deserta per scrivere il finale di un thriller dell’autore più famoso. Ognuno di loro ha la propria motivazione, le proprie idee e i propri fantasmi. E le cose prendono una piega inquietante. Chi di loro vincerà il premio di 2 milioni di dollari?
Daniela