
Antipatico.
Ma anche interessante, molto colto e fedele a se stesso
E per me, sulla mia personalissima bilancia interiore, conta moltissimo la fedeltà a se stessi
Per questo, e altri motivi che sto per dirvi, ho apprezzato “Un sermone sulla morte“, di Richard Millet
È uno di quei libri in cui è difficile identificarsi o anche solo simpatizzare per l’autore; lui non fa niente per essere simpatico, amabile, per piacere. Anzi, sembra quasi, in certi passaggi, che voglia proprio che gli altri prendano le distanze.
Un minimo di contesto è d’obbligo: Millet è un autore francese, abbastanza conosciuto in patria, nonché editor di uno dei maggiori gruppi editoriali francesi. È rispettato e le sue qualità vengono riconosciute.
Un giorno scrive un breve testo dal titolo “Elogio letterario di Anders Breivik”. Apriti cielo! Come nella miglior tradizione ipocrito-letterario-spettacolare si alzano strali contro di lui. Nessuno, però, entra nel merito del testo. Anders Breivik, autore delle stragi di Utoya e Oslo, non può essere affiancato alla parola “elogio”. Addirittura Annie Ernaux indice una raccolta firme per ostracizzare Millet.
A quel punto Gallimard è costretto a licenziarlo. Nessuno più lo vuole. Gli amici non rispondono. Nessuno lo cerca. È solo. Completamente, o quasi.
E qui nasce “un sermone sulla morte“.
Quale morte? Tutte e nessuna
Quella fisica: quella che lui probabilmente ha causato quando combatteva in Libano e quelle a cui ha assistito.
La sua morte sociale, letteraria, lavorativa
Ma anche la morte del Credo, del cristianesimo. E la morte della lingua francese
Millet è ossessionato dalla ricerca del termine più adatto, nella sua scrittura.
Non è un personaggio facile, e il suo libro lo rispecchia. Ma è uno dei rari intellettuali rimasti: ti fa pensare. Dubitare. Ti poni domande a cui non hai risposta.
E poi emerge la sua immensa cultura. Non è uno scrittore: è molto di più
È un uomo complesso e contraddittorio, viene istintivo prendere la distanza, ma al tempo stesso affascina perché incapace di adattarsi a schemi sociali.
Non è un libro per tutti.
Non è per chi cerca certezze e conferme. E nemmeno per chi vuole un autore accomodante e accogliente. È per chi non teme di confrontarsi con i fantasmi e lati oscuri altrui, sapendo che, in parte, sono anche i suoi
Daniela
ringrazio la casa editrice per la copia cartacea
Una nota particolare la voglio spendere per Edoardo Pisani: traduttore e curatore del libro. Un lavoro, immagino, non facile, ma di cui gli sono molto grata. Sono felice che lui ed Editoriale Scientifica abbiamo deciso di portare in Italia questo autore, con questo libro. Particolare: come l’autore, anche il libro è impossibile da definire in un’unica categoria.
Solo per i coraggiosi e onesti con se stessi.