
Può un premio Nobel per la Letteratura annoiare e al contempo agganciarti?
È quello che ha fatto con me Kazuo Ishiguro con il suo Non lasciarmi.
Ascoltato su Audible (altra bravissima lettrice! Complimenti).
Fin dall’inizio ho avvertito un’inquietudine strisciante. La sensazione, la consapevolezza, per meglio dire, di sapere che c’era qualcosa che non tornava, che non era come avrebbe dovuto essere, ma non riuscire a individuarla. In questo Ishiguro è bravissimo.
Ed è per questa ragione che, nonostante a un certo punto lo abbia trovato eccessivamente lento, volevo continuare ad ascoltare.
Ma per spiegare il libro, ho bisogno di fare spoiler. Se non lo hai ancora letto, fermati qui.
—– spoiler in arrivo —–
I protagonisti sono dei cloni, creati in laboratorio per crescere e donare i propri organi.
Detto in maniera molto poetica: carne da macello.
Fino a un massimo di quattro donazioni, di più, nessuno riesce. Quattro è il massimo per completare il ciclo.
Sono loro stessi a usare questa espressione. Hanno interiorizzato l’essere stati creati non per vivere, ma per salvare altre persone.
E poi morire, quando non servono più
Tutti i cloni sono destinati a “completare il proprio ciclo”, non esistono eccezioni. Per nessuno.
È un libro che lascia una sottile angoscia, una volta finito, perché questi ragazzi sono persone con sentimenti, sogni e aspettative. E sì, è vero, il libro è un ucronico (una sottocategoria del distopico), ma la domanda resta: quanto siamo disposti a sacrificare degli altri per stare bene noi?
Daniela