Daniela Frascati – intervista

Oggi abbiamo il piacere di riportarvi la nostra intervista con Daniela Frascati, che come sempre ringraziamo per la disponibilità.

Daniela Frascati è autrice de La passeggera, qui trovate la nostra recensione.

Buona lettura!

1 – il personaggio di Aquilina è un personaggio silenzioso, eppure potente. È come se ognuno potesse vederci un pezzo di sé o di altri, situazioni vissute direttamente o indirettamente. A me è piaciuto molto e speravo che lei le facessi vedere un po’ di luce durante il romanzo. Per lei che cosa rappresenta?

Sì, Aquilina condensa in sé molti significati; è l’elemento che dà senso alla storia e agli altri protagonisti. Un personaggio forte che racchiude una consistente dimensione simbolica. È la parte oscura di ognuno, quella dimensione che si rivela in circostanze eccezionali. L’ombra acquattata dentro di noi che cerchiamo di tenere a bada ma non possiamo eludere. È quella parte dell’umano che sconfina con la condizione animale della specie a cui apparteniamo. Per questo è una creatura indifesa, incapace di dire il proprio dolore che spesso è anche il dolore di coloro che le sono vicini; un dolore che in lei si dilata per quella capacità percettiva, sensitiva, che hanno gli esseri che non conoscono la parola. Come un povero animaletto è condannata al silenzio; non possiede la facoltà del linguaggio né gli strumenti culturali che possono proiettarla in una dimensione salvifica. Aquilina rappresenta la parte irrazionale di noi, quella indicibile, che in certi momenti prende il sopravvento e alla quale si agganciano le paure e le angosce individuali e collettive.

2- Nel suo libro la superstizione, la violenza e l’ignoranza la fanno da padrone.  Anche i personaggi più umani non riescono a trovare il coraggio e la forza per imporsi od opporsi. Quanto di questa rappresentazione del mondo le appartiene? E quanto è dovuto al suo lavoro nel sociale?

Il mio romanzo, carico di avvenimenti e personaggi che si concentrano in uno spazio ristretto e circoscritto come il transatlantico Paradiso, è anche una narrazione allegorica, uno specchio della condizione umana, delle sue debolezze, superstizioni, passioni, volontà di potere, ancora di più in una fase storica come l’attuale nella quale la paura domina sull’umanità intera: la paura del diverso, la paura di chi vuole rubare il nostro benessere, la paura delle ali nere dell’Isis come delle ali nere che Aquilina spiumeggia per ripulirsi dal dolore. Una paura che fa dell’uso distorto del potere una dominazione sui corpi e sulle menti fino ad annichilirne la capacità di agire sia sul piano individuale che sociale.

3- La storia per molti aspetti è una storia senza tempo, come mai ha scelto di ambientarla proprio nel 1914?

La data del 1914 è una necessità narrativa e allo stesso tempo una scelta precisa. Una necessità perché in quell’epoca non esistevano ancora le condizioni tecnologiche per impedire il totale isolamento in cui si viene a trovare il transatlantico, condizione indispensabile affinché tutto su quella nave si amplifichi e faccia scatenare il dramma. Una scelta perché quella data segna l’inizio della prima guerra mondiale, La Grande Guerra, quella che pone fine alla Belle Époque, a quell’aspettativa di un mondo “dalle magnifiche sorti e progressive”,  che scaraventa l’umanità intera nel cuore del ‘900, un secolo tremendo, denso di speranze, di rivoluzioni, di ideologie e dei drammi che si sono portate con sé, e di cui la nave e il suo destino diventano presagio. 

4 – Come è maturata la decisione di pubblicare con Scrittura e Scritture? Ho letto in altre interviste che tra lei e le sorelle Corrado si è instaurato un forte legame, di stima. Com’è nato il vostro incontro?

La stima nei confronti delle sorelle Corrado, editrici di Scrittura&Scritture, nasce di fronte alla passione evidente con cui curano non solo le scelte editoriali ma il prodotto libro in ogni sua parte; una dedizione ancora artigianale, meticolosa in ogni passaggio, dalla scelta della carta, alle raffinate copertine, alla correzione delle bozze, all’editing. Una cura ormai dimenticata anche da editori prestigiosi e storicamente legati a questi “dettagli”, che dettagli non sono ma piuttosto l’essenza di un’editoria di qualità. Una stima che si riflette anche nel riconoscere la fatica di una casa editrice indipendente che resiste in un mercato segnato dai grossi gruppi editoriali e da quegli pseudo editori, o meglio stampatori, che pubblicano di tutto e in modo spesso sciatto, tanto il rischio d’impresa lo pagano gli autori stessi. L’incontro con loro è stato casuale: alcuni brani della storia sulla mia pagina  fb che le hanno incuriosite. Così ho inviato il romanzo e pazientemente ho atteso i tempi, non brevi, dell’editoria. 

5-  Da lettrice e da scrittrice, qual è l’aspetto del suo romanzo che le piace di più?

La cosa che da lettrice mi piace di più del mio libro è la trama, nel senso dell’intreccio, raccontato attraverso punti di vista diversi a volte contrapposti, che mette in campo molti protagonisti e le loro vicende personali dentro relazioni più complesse. Credo sia una storia avvincente che tiene lontana la noia. Da scrittrice, mi piace l’idea di l’aver fatto incontrare le ombre, la nostra parte di ombra, quella che ci tallona dando corpo a percezioni appena sussurrate, a volte inquietanti, che non riusciamo o non vogliamo mai illuminare del tutto, alla quale le nostre paure spesso danno corpo e vita.

6- La sua soddisfazione maggiore e la delusione maggiore legate al libro?

La soddisfazione maggiore sono i tanti riscontri positivi di lettori e lettrici e le molte recensioni positive ricevute. La delusione, messa in conto, non è tanto legata al libro in sé quanto alla dinamica del mercato editoriale che dà visibilità solo ai lavori di autori già famosi legati alle grandi case editrici che hanno la possibilità di investire molto in questa visibilità o che hanno le relazioni “giuste” nel mondo dei media per promuovere le loro pubblicazioni.

7- Che cosa ci vorrebbe dire che non le abbiamo chiesto?

Quello che vorrei aggiungere, e che non avete chiesto, è il ringraziamento per lo spazio che avete dato a me e al mio romanzo e a molti altri cui date voce attraverso il Blog. Una nicchia culturale arricchita dalla vostra sensibilità e qualità di pensiero.

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