Al capolinea dell’ultimo sogno – di Barbara Di Clemente

Al capolinea dell’ultimo sogno

di Barbara Di Clemente

Bookabook

Dal sito dell’editore

Sebastiano è un ingegnere di ottantaquattro anni in sedia a rotelle, parcheggiato dai figli a Villa Serena, una casa di riposo di lusso. L’uomo passa le giornate a riflettere sulla sua vita, discreta e solitaria, trascorsa all’ombra di una famiglia che l’ha sempre ignorato.
Un giorno a Villa Serena arriva Mario Boduoli, un nuovo ospite con una fisicità imponente e dei modi di fare grossolani che poco si sposano con quelli degli altri. Una volta risolto il mistero della sua identità, viene lanciata una sfida a Sebastiano: se riuscirà entro tre mesi a insegnare le buone maniere al nuovo arrivato, otterrà l’ambita stanza affacciata sul mare.
Inaspettatamente, a cambiare sarà proprio Sebastiano, che grazie al suo nuovo amico si troverà per la prima volta faccia a faccia con se stesso, realizzerà sogni fino a quel momento neanche immaginati e inizierà a vivere davvero, scoprendo che il suo viaggio ha ancora in serbo molte sorprese…

Recensione

Ho iniziato il libro senza aspettative; siccome inizialmente era destinato ad Anita, quando ho iniziato a leggerlo non ho nemmeno sbirciato la quarta di copertina. Nemmeno la foto, a dire il vero.

L’ho iniziato e basta.

E mi sono ritrovata in una casa di riposo di lusso, in compagnia di Sebastiano e Federico. Due ottuagenari dai modi impeccabili. Uno nobile, l’altro filosofo.

Mi piace chiacchierare con lui, non si cade mai nel banale. Poi, per rafforzare le sue teorie, tira spesso in ballo un sacco di pensatori tedeschi, russi, polacchi, con nomi così strani e sibilanti che più volte hanno rischiato di fargli saltare la dentiera.

Sebastiano ce lo dice subito: ha vissuto una vita triste e grigia. Sposato con una donna che lo disprezzava e che ha trasmesso tale disprezzo anche ai 3 figli.

In casa mia ogni respiro era passato al vaglio: le parolacce non potevi neanche pensarle. Un signore parla da signore, mangia da signore, dorme da signore, scoreggia da signore.

In quella casa di riposo tutti gli ospiti appartengono all’alta borghesia: vestiti impeccabili, modi educati, mai una parola o un gesto fuori posto, niente di esagerato o sconveniente. Fino all’arrivo di Mario, un uomo dall’aspetto imponente e dalle maniere spicce e rumorose. Indossa magliette sgargianti, con scritte di dubbio gusto, si agita parlando, mangia rumorosamente e ride con tutto il corpo. In pratica è un intruso. Solo che ha più soldi di tutti loro, tanto da alloggiare nella suite.

Si avvicina a Sebastiano e gli chiede di aiutarlo a migliorarsi, a diventare come loro. Sebastiano accetta, convinto da Federico il Filosofo, che gli offre in cambio la sua stanza vista mare. A patto di vincere la scommessa.

E così, per una scommessa, Sebastiano inizia a istruire Mario. Gli insegna le buone maniere: il portamento, come parlare, mangiare, vestirsi, insieme leggono e passano il tempo.

I due sono molto diversi, ma si completano. Sebastiano svela i segreti di un mondo accessibile a poco, mentre Mario mostra a Sebastiano un altro mondo, anch’esso accessibile a pochi: il mondo di chi si gode la vita, di chi sa godere di una risata, di uno sguardo, di una giornata di mare.

Gli mostra, con il suo esempio, che esiste l’amore, quello vero, raro, unico e totalizzante:

«“Si può essere innamorati di diverse persone per volta, e di tutte con lo stesso dolore, senza tradirne nessuna, il cuore ha più stanze di un casinò…”» «Io dico di no!»

«Scusi?» «Io dico di no… che non si possono amare più persone per volta. Che se trovi quella giusta ti occupa tutto il cuore e non c’è spazio neanche per un granello di sabbia!»

[…]

Mi resi conto che quell’uomo aveva conosciuto l’amore vero. Lo invidiai. Chi lo avrebbe mai detto che avrei provato quel sentimento per il rozzo e illettera to camionista! Eppure, essere amati e amare in quel modo era davvero un privilegio riservato a pochi.

E lui, Mario, il suo grande amore lo ha vissuto con Giovanna, la donna che ha amato per sessant’anni. Sempre e solo lei.

Mario vive e assapora la vita. Come lui, in maniera diversa, farà anche Paolo, ballerino di fama internazionale, che nella sua biografia scrive:

“Tutto danza intorno a noi: i pianeti, le foglie, persino la polvere. Siamo nati per danzare, nessuno escluso. E quando lo facciamo, anche solo per gioco, ringraziamo nel migliore dei modi chi ci ha creato”

E così Sebastiano si ritrova a diventare allievo. Impara a vivere, ad assaporare per la prima volta una mela, non solo a mangiarla. Per la prima volta andrà in autobus, si tufferà in mare… farà un sacco di cose che non si aspettava avrebbe mai fatto.

L’amicizia tra Mario e Sebastiano sembra arrivare tardi, a più di ottant’anni. Se si fossero incontrati prima, sarebbero stati due persone migliori. Sebastiano di sicuro: avrebbe seguito di più il suo cuore, si sarebbe staccato un po’ dall’etichetta, si sarebbe permesso di essere più se stesso, incurante dei giudizi altrui. Mario avrebbe realizzato il suo sogno di essere un uomo che sta stare in società, avrebbe potuto recitare versi alla sua amata Giovanna, ballare con lei un tango…

Entrambi si regalano qualcosa che non ha prezzo: una parte di sé. Si confidano, si fidano, si raccontano. Senza veli. Quello che era iniziato come una scommessa, diventa un’amicizia vera, sincera, profonda. Mario lascia un segno in tutti quelli che incontra; la sua irruenza, la sua verve, voglia di vivere e spontaneità colpiscono. E riescono a cambiare anche dei rigidi ottantenni, abitudinari e rigidi, non solo nelle membra, ma anche nello spirito. Mario è una ventata di freschezza e di energia. Un uragano che cambia il paesaggio.

Non sprechi un minuto del tempo che le rimane: cammini piano, ma cammini, rida anche per le battute stupide e si me ravigli sempre di tutte le cose belle che la circondano.

Daniela

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