Brutte storie, bella gente – incontro a Merine (LE)

Incontro con l’autore

27 Novembre 2018

c/o Palazzo Palmieri – Magliola di Merine (LE)

Brutte storie bella gente

di Gianfranco Mattera

 

 

L’incontro è stato organizzato e voluto dall’associazione ASSE e da due assistenti sociali del territorio.  La cornice: il bellissimo Palazzo Palmieri – Magliola di Merine, un tempo fortezza, poi trasformato in palazzo nel Cinquecento e dal 2007 spazio per eventi e incontri, mantiene gli affreschi originari. 

Prima di dare la parola all’autore sono intervenuti Noemi Calogiuri, assessore ai Servizi Sociali del comune di Lizzanello (di cui Merine è frazione) e Sara Mazzeo, assistente sociale che fa parte anche dell’Ordine degli assistenti sociali della Puglia.

A moderare Emilia Pugliesi, educatrice, e  Francesca Pastore, nella doppia veste di assistente sociale e giornalista.

Lo spunto è il libro di Gianfranco Mattera, assistente sociale che lavora a Trento, e che ha deciso di raccontare le storie di 15 persone in altrettanti racconti.

Perché quest’esigenza?

Fermatevi un secondo a riflettere: che cosa pensate degli assistenti sociali? Come li vedete? Che cosa conoscete di questo bellissimo lavoro?

L’immagine che i media trasmettono è di persone cattive, di solito donne, acide, insensibili, che rovinano le famiglie e allontanano i bambini.

Beh, non è così. Gli assistenti sociali svolgono un lavoro delicato, sempre a contatto con la marginalità, con le difficoltà, con le fragilità. Sempre a corto di risorse, di tempo, si impegnano per aiutare chi chiede loro aiuto, cercano di attivare le risorse e le capacità delle persone stesse e del lor ambiente. Non è facile. Non è sempre possibile. Il percorso è irto e tortuoso, ci sono mille ostacoli, difficoltà, resistenze interne ed esterne, eppure continuano a provare. Ci credono: credono che le persone possano essere aiutate, che lo Stato abbia il dovere di sostenerle in maniera concreta, di far loro la possibilità di vivere una vita serena, di superare gli ostacoli.

È un lavoro di accompagnamento, non di sostituzione. Questo Mattera lo spiega bene. Gli assistenti sociali sono persone. Siamo persone. La nostra umanità è il nostro punto di forza. E di debolezza. Spesso si prova un senso di impotenza: si vorrebbe fare, ma non si può.

Mattera ha deciso di utilizzare l’espediente narrativo e cerca di raccontarcelo tramite gli occhi di chi si è rivolto a lui.  

 

 

 

 

 

 

Voleva raccontare quant’è bello il nostro lavoro. E lo è davvero. Non gli interessava descriverci come bravi e belli, no. Del resto non lo siamo, anche se ci proviamo ogni giorno. Quello che ha cercato di fare è stato di raccontare le persone, il loro percorso. Come quello della signora straniera, che si trova in una cultura diversa, una lingua che parla male, senza amici e parenti a sostenerla perché lontani, che tuttavia decide di lasciare il marito violento, con tutte le difficoltà del caso.

Non sempre c’è il lieto fine. Come dice l’autore, il nostro è un mestiere di percorsi non finiti, siamo i professionisti dell’incertezza. Quando una persona si rivolge a noi, insieme cerchiamo di tracciare un percorso, ma noi non possiamo sostituirci: possiamo indicare, sostenere, ma la strada è personale, ognuno la deve percorrere con le proprie gambe.

Spesso ci ritroviamo impotenti: vorremmo fare di più, o anche solo qualcosa, ma non possiamo. Spesso è frustrante. Abbiamo dei limiti, e l’autore, nel suo libro, parla anche di alcuni fallimenti. Ma poi ci sono le storie a lieto fine, quelle che magari non ti aspetti. A me è capitato: proprio in quelle situazioni che sembrano più nere, in cui cerchi un punto di luce, ma non ne vedi e vorresti, vorresti tantissimo, ma non puoi, in qualche modo alla fine l’altro la soluzione la trova. Perché il nostro è anche tanto lavoro di relazione, non solo di aiuto concreto. E a volte, ma solo a volte, all’altro basta sentire che c’è qualcuno che lo sostiene, che crede in lui. Quelle per me sono storie bellissime: aiutare una persona a tirar fuori quello che ha dentro, a credere in se stessa e rialzarsi. Vedere come a volte basta poco, una spinta, e l’altro fa tutto da sé. E poi mi sono capitate storie opposte, quelle dove metti in campo risorse, soluzioni, possibilità, coinvolgi tutto e tutti i coinvolgibili, ma non va. Il lieto fine non c’è. E in mezzo a questi due estremi tutte il resto, il quotidiano, direi. Successi e fallimenti a metà.

Mattera ha parlato di incertezza, resilienza, umanità e umiltà nel riconoscere e accettare i nostri limiti.

Il libro, con una battuta, avrebbe potuto intitolarlo anche “Sono un assistente sociale e non risolvo i problemi”.

Daniela

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