Bisesto – di Andrea Vismara (Spartaco)

Bisesto

di Andrea Vismara

Edizioni Spartaco

Dal sito dell’editore

«Ti piace giocare, Flavio?». Una domanda banale se non fosse che a fargliela a bruciapelo è la Morte in persona, infida e bellissima, dopo una superba notte d’amore. Kidda, al secolo Flavio Tosetto, è il bassista del gruppo new wave La Carcasse Dansant, nelle vene alcol e speranze tradite, impegnato a riunire la rock band per una serata revival in occasione del trentennale dell’unico disco uscito negli anni ’80. Sul libro del destino, per fatale errore, c’è un nome di troppo: la macabra sfida parte da Venezia e Kidda dovrà essere più veloce di un suo misterioso antagonista nell’interpretare enigmi e indizi sparsi per i cimiteri della Serenissima, di Roma, Milano, Genova, Firenze, proposti sotto una luce completamente inedita: mancano pochi giorni al Carnevale, termine ultimo per scamparla o tirare le cuoia. Guidato da impensabili animali guida come farfalle nere e nugoli di zanzare, questo rocker di mezza età, autoironico e decisamente fuori di testa, incontrerà defunti eccellenti, da Helenio Herrera a Basaglia, da Trilussa a Gassman, da Toscanini a Manzoni, da Artusi a Collodi, da Faber a Govi, così fedeli ciascuno al proprio tempo e alla propria personalità eppure così mordaci, così vivi.

Recensione

Kidda è seduto in un bar, a bersi l’ennesima birra, quando viene approcciato da una giovane affascinante a cui non dice di no. L’indomani lei gli svela la sua identità: è la Morte e deve dargli una comunicazione. A causa di un pasticcio nei Piani Alti, lui e un’altra persona dovrebbero morire lo stesso giorno, ma c’è posto per uno solo, per non scombinare il delicato equilibrio su cui si regge l’universo. Per cui lui ha la possibilità di salvarsi: però deve rispondere a una domanda. Chi sbaglia muore.

Nel frattempo Kidda-Flavio sta organizzando la réunion del suo gruppo musicale: La Carcasse Dansant. Il concerto dovrebbe tenersi lo stesso giorno della sua morte.

Per Flavio inizia un’avventura in giro per i cimiteri italiani. A fargli da guida sono degli insetti, diversi di volta in volta e con modalità di comunicazioni non sempre apprezzate dal protagonista.

Si ritrova a parlare con grandi artisti del passato che gli danno indicazioni e suggerimenti quanto meno criptici. Stringe amicizia con un cane di marmo e ascolta le perle di saggezza di Fabrizio De André, Helenio Herrera, Arturo Toscanini e tanti altri.

A far da sfondo una Venezia fredda e perennemente avvolta nella nebbia.

La preparazione del concerto procede, e Vismara ci svela un po’ per volta che cosa è accaduto, perché non hanno avuto successo, nonostante le premesse e le loro potenzialità. Perché un gruppo così unito si è perso di vista per più di vent’anni? Chi sono realmente i suoi compagni di musica? Ognuno di loro nasconde qualcosa, ha una parte di responsabilità nello scioglimento della band, ma è davvero come credeva Flavio? E il filtro del tempo passato non distorce i ricordi?

Sono giorni, settimane vissuti in maniera onirica per il nostro protagonista, e di conseguenza per noi che lo seguiamo nell’impresa. L’altro, la persona contro cui deve vincere la gara se vuole vivere, arriva sempre prima di lui, sembra sempre un passo avanti. E lui si ritrova a rincorrere, in un turbinio di informazioni, eventi non sense, ricordi, il concerto da organizzare e sedute di psicoterapia non richieste, ma gentilmente offerte dai defunti.

Non ho mai fatto cose buone, non ho mai fatto cose cattive, non ho mai fatto niente d’inaspettato.

Un libro articolato, che ci fa sentire l’incertezza del protagonista, la sua difficoltà di stare nel qui e ora, il suo bisogno di cercare risposte e di non riuscire a comprenderle fino in fondo. Le sue debolezze non vengono nascoste, anzi, vengono esposte. Eppure, nella nebbia di Venezia, c’è qualcosa che si nasconde e che si annida, di indefinibile e impalpabile.

La follia non viene mai ascoltata per ciò che dice o che vorrebbe dire.

Daniela

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