
In “Dimmi che non vuoi morire” Fortunata è personaggio sempre più credibile
Ancora qualche accenno di irrealtà, ma glielo si perdona
Soprattutto perché ci si immagina i suoi menù e di molti, in questa calda estate al sud, ne ho apprezzato la freschezza che mi arrivava attraverso le pagine.
Certo, se fosse una mia amica le direi di mollare Vito, che con uno così non vai da nessuna parte, non fa per te e non ti potrai mai fidare. Ma nemmeno Andrea va bene, troppo bravo ragazzo, troppo disponibile, troppo accondiscendente
E poi, a Fortuna’, sei sempre stanca, ma vai a dormire invece di girare tutto il tempo per Venezia!
Invece il signor M. mi piace sempre di più. È umano, con i suoi mille difetti, mi è simpatico. E il suo arco di trasformazione ha un che di tenero e paterno, che mi fa venire voglia di dirgli “andrà tutto bene”, un abbraccio e passa tutto.
La storia è ormai quella che consociamo: Fortunata deve infiltrarsi a suon di vol-au-vent e amuse-bouche nella casa di due ricconi, non deve farsi scoprire e deve correre dei rischi. Nel frattempo cerca di costruirsi una vita fuori dall’impresa di pompe funebri di famiglia, di cui lei sarebbe l’ottava generazione.
Ce la farà? Non spoilero niente se dico sì, anche questa volta il mistero sarà risolto, ma altro non aggiungo.
Daniela