
Mai avrei potuto pensare che “La freccia nera” di Robert Louis Stevenson, che ho sempre pensato come romanzo di azione e avventura, fosse invece una eroica storia d’amore. Pubblicato a puntate in un settimanale per ragazzi attraverso il 1883, è stato poi pubblicato in volume nel 1888. In Italiano ha moltissime versioni; io ho ascoltato quella de Il narratore disponibile su Storytel. Esistono numerosi adattamenti cinematografici: un film del 1948, un film di animazione del 1973 e, in Italia, uno sceneggiato del 1968 e una miniserie del 2006
Di Robert Louis Stevenson abbiamo recensito anche “Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr Hyde” e “Le notti sull’isola”.
Cos’è “La freccia nera”
Sin dall’inizio il gioco è chiaro: un misterioso vendicatore, qui tradotto come John Aggiustatutto, ha l’obiettivo di vendicare i soprusi esercitati da un certo sir Daniel Brackley & soci. Annuncia di avere pronte quattro frecce nere per loro. Questo esercizio personale della giustizia confonde di grigio i toni della storia: i cattivi sono in pericolo e i buoni uccidono. In più, i due protagonisti, Richard e Joanna, sono strettamente legati a sir Daniel e a lungo non sanno bene da che parte schierarsi.
Il romanzo procede lungo tre sottotracce fatte di sotterfugi, desiderio, stratagemmi, travestimenti e doppi giochi. Pare che il punto di riferimento letterario di Stevenson per queste sottotrame siano state le Paston Letters: un epistolario risalente alla guerra delle due Rose – che nel Quattrocento ha diviso l’Inghilterra in una serie trentennale di guerre civili – non solo interno alla famiglia Paston ma anche tra i suoi membri e i principali attori dell’epoca.
Punti di forza
Ho trovato interessantissima l’ambientazione storica de “La freccia nera” e ho seguito con ammirazione le avventure di Richard e Joanna.
Mi ha fatto tenerezza il loro incontro, rivelato al lettore sin dall’inizio grazie all’accompagnamento del narratore onnisciente, e la vividezza dei personaggi. Ci sono anche alcune scene buffe!
Però, però, però…
Dove ci sono intrighi il mio cervello va un po’ in confusione, e il fatto che i personaggi maschili siano chiamati a volte per nome e a volte per cognome non mi ha permesso di identificarli subito. Non saprei neanche dire se poi l’identità del misterioso John Aggiustatutto venga rivelata o no (ve l’ho detto, sono una ragazza semplice).
Eppure la lettura mi ha molto divertita: è stata un intrattenimento piacevole.
Tra gli aspetti più coinvolgenti c’è la presenza nientepopodimeno che di Riccardo III, il re famoso per la sua gobba. Stevenson ha scelto di seguire il falso storico di Shakespeare che vede il futuro re d’Inghilterra adulto e attivo nella battaglia di Wakefield del 1460, mentre, essendo nato nel 1452, in realtà aveva da poco compiuto otto anni.
Cristina Mosca