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“Middlemarch” di George Eliot

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Quattro mesi di lettura condivisa; un libro a cui in genere è dedicato un corso monografico all’università; un intero villaggio di personaggi. Ho letto insieme a Roba da vittoriani “Middlemarch”, un romanzo di George Eliot di quasi 900 pagine nell’edizione Penguin del 1965 (in foto: la ristampa del 1972), più di 1000 nell’edizione Garzanti in italiano. Ma ora, viste le premesse, come ve lo racconto in tremila caratteri? (spoiler: infatti ne ho impiegati quasi quattromila).

Qui trovate la mia videorecensione.

Di George Eliot, alias Mary Anne Evans, abbiamo recensito anche “Il mulino sulla Floss”.

Cos’è “Middlemarch”.

Il titolo si riferisce a un villaggio fittizio dell’Inghilterra centrale. Pubblicato nel 1872 dopo due anni di uscite periodiche, il libro potrebbe avere lo stesso incipit di “Anna Karenina”: “Tutte le famiglie felici si somigliano, le famiglie infelici lo sono ognuna a suo modo.”

Nelle famiglie di Middlemarch, infatti, ognuna ha una situazione: c’è chi ha problemi col denaro, chi si imbarca in un matrimonio senza amore, chi ha idee così pionieristiche da non riuscire a trovare futuro. E ancora: c’è un bancario vittima delle malelingue, una moglie tanto stolida quanto rigida, una ragazza innamorata…

Nonostante la narrazione sia ampissima, essa si svolge in pochi anni: dal 1829 al 1832.

Se cercate su internet troverete fior di mappe, più o meno complesse, che cercano di mettere ordine nell’intricato mondo di Middlemarch. Un mondo che, come capita nei romanzi collettivi fatti bene, diventa un ulteriore personaggio, dalla voce reticolare e una enorme capacità di condizionare la vita delle persone.

Punti di debolezza

È lungo. Ragazzi, è lungo. È lungo il romanzo, è lungo il tempo che ci vuole a identificare i personaggi, è lungo anche il periodare di George Eliot. Sono lunghe anche alcune introspezioni psicologiche: il che, insieme al tema dell’amore nel matrimonio, mi ha fatto pensare a Jane Austen. Vi ho avvisati.

Però, però, però….

Che piccola meraviglia, la varietà di tematiche affrontate nelle centinaia di pagine di “Middlemarch”. Ci sono il rapporto tra padri e figlie, le aspettative sul matrimonio, le condizioni del sistema sanitario, le implicazioni politiche di alcune scelte… Cosa fareste voi se il vostro unico sostentamento fosse l’eredità di vostro marito, ma se vi risposate con una certa persona perderete tutto? Oppure: quanto tempo ci mettereste a dire a vostra moglie che siete pieni di debiti fino al collo?

Una volta entrati, “Middlemarch” sa essere un romanzo coinvolgente e anche sorprendente per la modernità degli argomenti. È un romanzo di rottura per alcune scelte dei personaggi, che incontrano, però, l’ostracismo continuo della società, che di fronte al cambiamento si pone come un muro d’acqua.

Nel suo famoso saggio del 1994, il critico Harold Bloom dice che il “romanzo canonico” dell’Occidente “nell’estate della sua esistenza può aver raggiunto il proprio Sublime in “Middlemarch””. Nello stesso saggio (“Il canone occidentale”, Bompiani 1996) ricorda come Richard Ellman abbia individuato il personaggio più vicino all’autrice in Dorothea, anche perché ha compiuto anche lei scelte non convenzionali. Intanto ha convissuto per ventiquattro anni con un uomo che è rimasto formalmente sposato alla moglie. Poi, dopo un anno e mezzo la morte di lui, nel 1880 ha sposato l’amico di una vita, di vent’anni più giovane di lei (…che soffriva di depressione e durante il viaggio di nozze pare abbia tentato il suicidio). Lei, però, alla fine dello stesso anno è morta per infezione alla gola e malattia ai reni.

Di “Middlemarch” esiste una versione cinematografica del 1994, un audiolibro in lingua originale anche gratis su youtube e in italiano sulle piattaforme a pagamento.

Cristina Mosca

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