BlogTour: Primo piano sul cadavere – Léo Malet (Fazi)

Primo piano sul cadavere
Léo Malet
Fazi Editore

Buongiorno a tutti!

Eccoci di nuovo qui, ad aprire le danze del #blogtour organizzato dalla casa editrice Fazi per uno dei suoi detective più amati: Nestor Burma, personaggio uscito dalla penna di Léo Malet.

Presentazione:

Questo romanzo finora era inedito da noi, sebbene sia la toute première indagine di Burma. Qui abbiamo la possibilità di conoscerlo alle prime armi, di assisterlo durante uno dei suoi primissimi incarichi. Sarà lo stesso Burma che conosciamo o le sue caratteristiche devono ancora manifestarsi? L’ambientazione è a Parigi, ma la capitale francese questa volta non è coprotagonista, come negli altri libri. L’indagine si svolge in un contesto peculiare, vediamo quale.

Cosa ci fa Nestor Burma in uno studio cinematografico, tra le mani di un truccatore russo che riesce a rendere il suo volto irriconoscibile? Sta lavorando, naturalmente: ha bisogno di celare la sua identità per poter sorvegliare e proteggere il suo cliente del momento, il noto attore Favereau, che ha ricevuto misteriose minacce di morte. Burma sospetta che la star del cinema abbia abusato fin troppo del suo fascino di tombeur de femmes, inimicandosi il padre di una ragazza sedotta e poi abbandonata, morta nel tentativo di abortire. Ma il nostro non avrà il tempo di verificare le sue intuizioni, perché l’attore muore improvvisamente sotto i suoi occhi. Il lavoro di sorveglianza, per cui Burma era stato assoldato, è stato interrotto da cause di forza maggiore, ma il detective parigino non può certo abbandonare la missione senza aver fatto chiarezza: deve trovare l’assassino, in una caccia serrata tra le insidie del set cinematografico, dove ogni oggetto potrebbe trasformarsi nell’arma di un delitto.

Estratto

Rimasi un momento all’erta, con l’orecchio teso. Nonostante la collera, non aveva alzato troppo la voce, le sue
ultime parole erano state più simili a un mormorio ed era crollato quasi senza far rumore. Inoltre, il camerino di una star
non è la scomoda gabbia per attori di secondo piano. I tendaggi e l’imbottitura della porta rendevano il locale
insonorizzato. Al di là di quella stanza, non doveva essere trapelato assolutamente nulla del terribile dramma che vi era
avvenuto.
Per accertarmene, ispezionai il corridoio polveroso dai muri ricoperti di varie indicazioni. Era silenzioso e deserto.
Come immaginavo, la costumista non stava aspettando dietro la porta che il padrone la richiamasse. Il colorito del suo
naso mi aveva garantito che doveva aver approfittato di quella libertà per andare alla buvette.
Chiusi la porta a chiave e tornai al cadavere. La personalità del morto mi sembrava sempre più curiosa. Pensai che
perquisirlo con attenzione potesse essere istruttivo. Non era stato molto prolisso sul pericolo che correva e quello che si
aspettava da me e però i suoi timori non erano privi di fondamento. Ne era lui stesso la prova… non proprio vivente.
Senza tardare oltre, mi misi all’opera. Lo smoking indossato per le necessità del film e di cui portava ancora i
pantaloni conteneva solo un fazzoletto. Fui più fortunato con i suoi abiti personali, stesi con cura dalla costumista sul
divano. Nel portafoglio, tra i soliti documenti e il mio volantino pubblicitario, trovai una lettera di minacce.
Scritta su un foglio strappato da un quaderno di scuola, con un numero di errori ortografici congruo alla rudimentale
grafia, era zeppa di ingiurie e annunciava di voler fare la pelle al destinatario, senza tuttavia lasciar intendere quando e
dove si sarebbe verificato l’evento. La missiva era rigorosamente anonima e non veniva utilizzata nemmeno una
formula qualsiasi tipo «Mano che stritola» o altra roba della tradizione romanzesca. Il destinatario non era indicato per
nome e, in assenza della busta, poteva trattarsi di Favereau, perché l’attore possedeva la lettera e perché a mio modesto
avviso le ingiurie gli si adattavano perfettamente, ma era altresì vero che poteva riguardare qualcun altro.
Rimisi a posto il gentile biglietto e proseguii l’inventario delle tasche, tirando fuori la solita roba priva del minimo
interesse, ma feci una strana scoperta nel taschino del gilet dove le mie dita si imbatterono in una pallina di carta.
Tirandola fuori dal suo nascondiglio, constatai che era carta velina e che presentava qua e là lievi macchie di unto. La
carta puzzava incredibilmente di aglio.
Rimisi i vari oggetti dove li avevo presi a eccezione di quella carta intrisa d’aglio che conservai. Mi chiedevo cosa
potesse aver avvolto e perché avesse quell’odore, e questo mi dava ben due ragioni per appropriarmene.
Prima di rimettere a posto il portafoglio, vi diedi un ultimo sguardo. Oltre alla lettera di minacce e ai vari documenti
che ho elencato, conteneva un bel mazzetto di banconote. Prelevai la somma che corrispondeva al mio onorario, più
un’onesta mancia, giurando solennemente, in cambio, di scoprire chi fosse l’omicida di Favereau, per quanto poco
interessante mi sembrasse la vittima. Ma non dovevo dimenticare che, dopo tutto, la suddetta vittima era mio cliente.
Soprattutto non dimenticavo che quel dramma avrebbe avuto un’eco enorme. Se il mio nome vi fosse stato
brillantemente associato, avrei beneficiato di una vantaggiosissima pubblicità gratuita in quanto scopritore del
colpevole.
A quel punto, con la coscienza a posto, mi sono seduto sul bordo esterno del divano per pensare e riflettere in fretta.
Forse perché mi trovavo in uno studio cinematografico, tutto ciò che di cui ero stato testimone dal mio arrivo in
mattinata mi tornò alla memoria con estrema nettezza, come su uno schermo.

Per le prossime tappe seguite i blog: Penna d’oro, The Reading’s Love, Thriller Nord e La Bottega dei Libri.

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