
Sei sposata e innamorata. Alti e bassi, come in tutte le relazioni, ma tutto nella norma.
Un giorno esci, saluti tuo marito, gli dici che tornerai presto. Lo lasci sul divano a leggere il giornale
Quando torni, lui non c’è
Avverti che qualcosa non va
Si presenta un agente di polizia alla porta
“Una parte di me sapeva ancora prima di chiedere“
Tuo marito non c’è più: ha scelto di lasciare questo mondo. Fai anche fatica a dire quella parola: suicidio
Troppo grossa. Troppo definitiva
Come si reagisce? Non esiste un manuale. Ma tu hai anche due figlie: ora sono orfane di padre
Il loro padre le ha lasciate. Come si convive con un dolore così immenso? Con la consapevolezza che nemmeno l’amore per le figlie è abbastanza da penetrare il buio?
E poi quella domanda. Sempre, sempre, di continuo. “Avrei potuto fare qualcosa di diverso? Avrei potuto salvarlo?”
E l’altra: quella senza una risposta soddisfacente: perché?
Chi si suicida lo fa perché la vita gli sembra così buia, impossibile che arrivino giorni migliori, il dolore è così soverchiante e totale, che la sola opzione è quella di morire, per smettere di soffrire, di stare male.
L’autrice e le sue figlie sono sopravvissute. Us, after. Noi, dopo.
Dopo il suicidio, dopo l’avvenimento che ha sconvolto e stravolto tutti i piani, le aspettative. Il gesto che ha inghiottito tutto. Come stanno, dopo?
Si sono ricostruite una vita. Ognuna di loro ha dato un senso al suicidio dei Seth; ed è bello leggere come ognuna di loro abbia la sua storia.
L’avvenimento è lo stesso per tutte e tre, eppure ognuna di loro si è costruita la sua storia
“Non è tanto la storia in sé a contare, quanto il modo in cui la raccontiamo a noi stessi”
Us, after racconta della fatica di ricostruirsi dopo un evento del genere. La ricerca di risposte, del perché. Quando sei anche, necessariamente, centrata sul come.
Perché lo ha fatto?
Come faccio io, adesso, ad andare avanti?
Potrò mai essere di nuovo felice? E le mie figlie? E se incontrassi un altro uomo? Come sarà il mio ricordo di lui, nel corso degli anni?
Dimenticare no, non è possibile. Ma diventa una parte di te. E tu vai avanti. A volte non sai nemmeno come, ma non hai scelta
Us, after non è un libro doloroso. Zimmerman avrebbe potuto scrivere un libro da far piangere e invece ha scelto la dignità. Ha scelto la cronaca. Ha scelto di raccontare con lucidità e chiarezza, perché il dolore è personale. Ma ci sono tante famiglie che vivono lo stesso tipo di dolore. è importante parlarne, confrontarsi
Il suicidio di una persona che ami, non per forza tuo marito o tuo padre, ti segna. E lo porti sempre con te.
“Seduta lì con Leonard, mi resi conto, con lucidità brutale, che una delle differenze tra me e Seth era la chiarezza di scopo che io avevo trovato”
Daniela
Si ringrazia la casa editrice Controversi per la copia cartacea
Traduzione: Teresa Gallicchio
Qui trovi un’altra mia recensione della stessa casa editrice