
Nell’incidente automobilistico che costò la vita ad Albert Camus nel 1960, tra le lamiere dell’auto fu ritrovato un manoscritto che diventò pubblicazione postuma nel 1994, con l’editing della figlia Catherine. Si trattava de “Il primo uomo”, pubblicato in Italia da Bompiani.
Di Albert Camus abbiamo recensito anche “Lo straniero” e “La peste”.
Cos’è “Il primo uomo”
Dopo aver cambiato alcuni nomi compreso il proprio, Albert Camus ricorda la propria infanzia raccontandola in terza persona. Parte dal punto di vista di Jack, che a quarant’anni visita per la prima volta la tomba del padre e fa diverse riflessioni commoventi. Prime fra tutte, lui è come il primo uomo, privo di un padre ad accompagnarne la crescita. Un vuoto che si fa nostalgia di qualcosa che non si è mai avuto.
L’autore ha iniziato il progetto a quarant’anni di età e lo ha proseguito anche in occasione di un rientro ad Algeri per assistere la madre durante un’operazione, con interviste e raccolta di materiale d’archivio.
Punti di forza
Ho ascoltato la prima parte accettandola come la storia del personaggio e ho accolto i suoi racconti come divergenze rispetto al punto focale: la ricerca del padre.
In realtà, “Il primo uomo” è il racconto commovente di un’infanzia a lieto fine, con numerose analisi introspettive sul disorientamento e, soprattutto, sulla miseria.
“(…) di colpo conobbe – di colpo – la vergogna e la vergogna di aver avuto vergogna. Un ragazzo di per sé non è nulla, sono i genitori che lo rappresentano: è tramite loro che si definisce e viene definito agli occhi del mondo. È attraverso di loro che si sente veramente giudicato”.
Spiccano, nel romanzo, la forza della nonna e la fragilità della madre, che è praticamente sorda e quasi muta, e per la quale prova un amore struggente, devoto, apparentemente non corrisposto con la stessa intensità.
“(…) il flusso della vita che scorreva instancabile, sotto la sponda dove lei stava, instancabile, mentre suo figlio – instancabile – con la gola stretta l’osservava nell’ombra, contemplando la magra schiena curva, con un’oscura angoscia di fronte a un’infelicità che non poteva capire”
Come è stato per la vita di Camus, fa da padre putativo l’insegnante che prepara alcuni suoi studenti orfani di guerra per il proseguimento degli studi. La gratitudine verso questa figura è ricordata alla fine del libro tramite una lettera autografa. Albert Camus ha nominato l’insegnante anche in occasione del riconoscimento del Premio Nobel.
“Sì, com’erano morti. Come sarebbero morti ancora, in silenzio e appartati da tutto, com’era morto suo padre in una tragedia incomprensibile (…) ormai sconosciuto per sempre ai suoi e al figlio”
“Il primo uomo” è la dolceamara, toccante storia di un riscatto culturale e sociale. Nella biografia di Albert Camus firmata da Virgil Tanase e pubblicata da Castelvecchi nel 2013, questo romanzo viene descritto come la “storia di quelli che, modesti e dimenticati, portano la vita perché sulle loro spalle possano costruirsi, da sempre, le società che passano, deperibili quanto la schiuma delle onde”.
Cristina Mosca