“Lettere a Milena” di Franz Kafka (Mondadori)

L’edizione Mondadori del 1980 di “Lettere a Milena” di Franz Kafka che ho comprato al mercatino dell’usato ripropone la versione del 1954, con la traduzione di Ervino Pocar, la cura di Willy Haas e l’introduzione di Cinzia Calcagnile.

Nel 2019 Mondadori ha pubblicato l’edizione integrale, con la nuova traduzione di Isabella Bellingacci.

Cos’è “Lettere a Milena”

Nell’epistolario “Lettere a Milena” ci sono alcune delle lettere che Franz Kafka ha inviato alla traduttrice e scrittrice Milena Jesenská nell’arco del 1920, quando hanno intessuto una relazione che si è sviluppata soprattutto in via epistolare.

Nell’edizione Mondadori del 1954 che ho letto io, il curatore Willy Haas spiegava che nonostante Milena e il marito citato nelle lettere fossero ormai morti, al momento della pubblicazione molte persone erano ancora vive, perciò ne è stata preservata l’immagine omettendo alcuni passaggi. Inoltre, anche Milena ha coperto alcune parti nel plico consegnato da lei stessa al curatore poco prima che le truppe tedesche entrassero a Praga; copertura che Willy Haas lascia intendere essere sormontabile, nell’ottica di una futura edizione integrale.

“Gli uomini non mi hanno forse mai ingannato, le lettere invece sempre, e precisamente non quelle altrui, ma le mie”

Nell’arco del 1920 Franz e Milena si vedono in quattro occasioni e si scriveranno un altro paio di volte fino al 1923; nel 1924 Kafka morirà in un sanatorio, nel 1925 lei divorzierà.

Le lettere di Milena non ci sono.

Punti di debolezza

Penso che gli epistolari siano un genere che deve piacere, e a me non piace. Soprattutto se sono incompleti di risposta e con omissioni così consistenti da rendere difficile seguire i discorsi, per me perdono di appeal. E questo, si sarà capito, è uno di quei casi.

La lettura non è stata affatto scorrevole. Essendo nate come lettere tra amanti e avendo subìto tutte le censure del caso da una dei protagonisti, risultano piene di linguaggio in codice, riferimenti e allusioni impossibili da individuare per lo spettatore esterno, perché così sono state concepite: per essere incomprensibili da terzi.

“Ma non è ancora un viaggio, è soltanto un dibattersi con ali assolutamente non idonee”

Chi firma l’introduzione aggiunge che la lingua usata da Kafka era abbastanza all’antica già negli anni Venti. Quindi, insomma, il problema non sono io.

Sarebbe interessante confrontare questa versione con quella integrale pubblicata pochi anni fa.

Però, però, però…

Nonostante non sia riuscita ad appropriarmi del tutto di questo amore perché non sono riuscita a leggerlo tra le righe, ho fatto molte piegature. Kafka è uno scrittore in piena regola e come tale esprime il meglio di sé.

Nonostante tutti questi punti a sfavore, sono ugualmente curiosa di leggere l’edizione integrale pubblicata da pochi anni dalla Mondadori. Brillano, in alcuni punti, le capacità incisive dello scrittore, che rendono la sua disperazione bella come una rosa in mezzo alla neve.

“Oggi voglio scrivere di altre cose, ma le cose non vogliono”

Ho riflettuto molto, al limite della noia, su quanto sia sottile il confine tra la lettera e il monologo, e quanto questo alimenti quindi la riflessione e l’autoanalisi. Appare un confine fuori posto, in confronto alla rapidità delle comunicazioni di oggi.

“Lettere a Milena” è una lettura che può annoiare ma che offre delle pennellate letterarie molto belle.

Cristina Mosca