“Grandi speranze” di Charles Dickens

“Grandi speranze” di Charles Dickens (1861)

“Grandi speranze” è uno degli ultimi romanzi compiuti che ci ha lasciato Charles Dickens e il secondo narrato in prima persona. È stato pubblicato nel 1861 in tre volumi, dopo essere uscito a puntate fra il 1860 e il 1861. È il suo tredicesimo romanzo.

L’ho ascoltato su Audible perché è stato scelto come lettura condivisa di giugno, luglio e agosto del gdl Roba da Vittoriani.

Dickens mi sta simpatico, ma è così prolisso che quando mi avvicino preferisco farlo in compagnia. È un po’ come quando devi andare a trovare una zia un po’ petulante e cerchi di andarci insieme a tua madre per distribuire il carico della conversazione.

“Grandi speranze” corrisponde ai canoni dickensiani dell’intreccio fra miserie e provvidenza a cui è abituato chi lo ama, ma aggiunge alcuni elementi molto interessanti e moderni.

Punti di forza

C’è la consueta figura del benefattore misterioso, tipico della narrativa vittoriana, così attenta a sponsorizzare la filantropia per superare il gap gigantesco fra borghesi e poveri. In questo romanzo, però, la scoperta del filantropo porta con sé sentimenti contrastanti, dal sapore molto moderno. È una spanna più avanti del tipico manicheismo secondo il quale i personaggi sono, in genere, o completamente buoni o completamente cattivi. Questo aspetto mi ha colpito molto.

Mi ha intenerito il finale, quando siamo di fronte a un Pip più che adulto ma bisognoso di sentirsi di nuovo bambino; e mi ha stupita il sentimentalismo della storia d’amore descritta.

Infine, sono stata contenta di ritrovare l’ironia tipica di Dickens con cui dipinge i tic dei personaggi e i lati più buffi, a volte tragicomici, di certe conversazioni. Come in “Casa desolata”, anche in “Grandi speranze” apprezziamo come questo approccio riesca a convivere con momenti di profonda commozione e pathos, lontani dalla caricatura.

Però, però, però…

I personaggi, Carletto mio… Quanti personaggi usi? “Chi voleva scrivere il romanzo del proprio tempo non poteva scegliere una trama con due personaggi”, mi risponde il compianto Pietro Citati dalle pagine dedicate a Dickens ne “Il male assoluto. Nel cuore del romanzo dell’Ottocento”.

Non sbagliamo se pensiamo ai romanzi di Charles Dickens come a dei grandi, affollati condomini i cui abitanti si chiedono in prestito lo zucchero urlando dalle finestre. La fatica principale che le sue storie infatti impongono è questa: orientarsi fra i personaggi.

In “Grandi speranze”, almeno, essi vengono presentati in piccole quantità alla volta, ma ricorrono costantemente in tutto il romanzo e possono chiedere un po’ di tempo per ambientarsi.

Cristina Mosca